“Hokusai” è la grande mostra dedicata a Katsushika Hokusai, considerato il più grande artista giapponese in assoluto. Pittore e incisore è conosciuto principalmente per le sue opere in stile Ukiyo-e, ha lavorato soprattutto con le stampe xilografiche. La mostra è visitabile ancora fino al 29 giugno a Palazzo Bonaparte, in piazza Venezia a Roma. Vi racconto la mia esperienza tramite immagini e video per “Racconti d’Arti in Viaggio”. Buona esperienza!
Lunedì 4 maggio, in mattinata mi sono recata a Palazzo Bonaparte per vivere un’esperienza nella mostra dedicata a Hokusai (Edo, oggi Tokyo, 1760 – 1849) per un nuovo appuntamento con “Racconti d’Arti in Viaggio”, che vi voglio raccontare con video e foto, perché il mio obiettivo resta sempre testimoniare un’esperienza ed essere di essere i “tuoi occhi” per far sì che anche tu possa immergerti nell’esperienza con le arti e possa incuriosirti per approfondire e fare l’esperienza di persona… che è cosa insostituibile, chiaramente.
Le sue famose opere, come la “Grande Onda”, le vedute del Monte Fuji e i Manga, hanno influenzato l’arte occidentale a partire da Monet, Van Gogh e tutti gli Impressionisti, ed è una delle figure più rilevanti nella storia dell’arte universale.
Si resta incantati di quanto l’arte dell’essenzialità, come quella di Hokusai, possa raccogliere in sé significati, valori e trasmetterli. Personalmente adoro il suo importante uso dell’elemento acqua – a cui sono molto legata –, e del colore blu – il mio preferito –, in tutte le gradazioni, anche per i contorni dei disegni, che poi, nel tempo, diventeranno neri, come era tipico di quell’arte.
Nelle sue opere: “Il segno unisce rigore e invenzione: natura, paesaggio e gesto umano si organizzano in immagini di forza immediata, sostenute da un’intelligenza compositiva che non cerca l’effetto ma la necessità della forma.
Nella raffinatezza delle soluzioni tecniche, nei passaggi di tono, nelle molteplici variazioni, il disegno diventa metodo, esercizio dello sguardo e libertà dell’immaginazione. Questa libertà creativa lo porterà a dare forma agli Hokusai Manga, in cui la ricerca dell’essenza prevale sull’imitazione del reale, un’idea che resta viva anche nella cultura visiva contemporanea”.
Nell’esposizione, ci sono oltre 200 opere dal Museo Nazionale di Cracovia, con capolavori dell’Ukiyo-e, con tecnica xilografica, inclusa la famosa “Grande onda”, mappe, libri e oggetti tradizionali che raccontano il maestro del “mondo fluttuante” e aspetti della cultura giapponese dell’epoca, anche l’armatura completa di un samurai con le sue katane!
Nel percorso ci sono anche video con dimostrazioni della tecnica xilografica utilizzata, sia per risultati mono che policromatici, con l’esposizione dei pennelli, pigmenti e tipi di carta utilizzati.
Il karazuri (kara: “vuoto” “senza, inchiostro in questo caso”; zuri: “imprimere, stampare”) è una tecnica della stampa xilografica giapponese che dà alla carta una texture tridimensionale, usata per arricchire con dettagli raffinati le zone bianche, senza inchiostro dei surimono (questo tipo di xilografie). L’atto è quello di stampare con il baren, uno strumento tradizionale a forma di disco, di solito in bamboo, che si usa per premere il foglio di carta sulla matrice di legno.
La carta utilizzata è chiamata washi e viene inumidita, poi posizionata sulla matrice di legno e passata con il baren. In corrispondenza dei rilievi, la carta diventa più sottile; dove invece ci sono i solchi, mantiene lo spessore originale.
Nel percorso della mostra, è possibile trovare una zona dove provare a usare il baren sulla carta stesa su matrice, così come è possibile toccare e sfogliare la carta washi, una carta fatta a man, di buona consistenza, resistente e luminosa. Al tatto, mi ha ricordato per certi aspetti la Charta bambagina, di origine medievale, prodotta a mano ancora ad Amalfi: una sensazione di morbidezza vellutata, calore materico e consistenza organica, a differenza della carta industriale.
A differenza, però, delle carte occidentali realizzate con pasta di legno o cotone, la maggior parte della carta washi è prodotta dalla corteccia interna dei germogli di gelso, molto resistente, che può accogliere molti strati di colore. Questa carta è stata usata da Hokusai anche per i suoi Manga, che non sono le illustrazioni dei fumetti che consociamo oggi, ma erano definite dallo stesso artista come “disegni che fluiscono liberamente dal pennello”. Nella mostra, ve n’è una nutrita raccolta: schizzi, studi, figure, animali, paesaggi.
La parte che preferisco delle mostre: quella immersiva, multisensoriale, in cui l’arte si anima e tu stesso diventi parte dell’opera. In questo, Palazzo Bonaparte, e in particolare la sala degli specchi, è sempre fantastico.
In questa sezione è omaggiata “La Grande Onda”, l’opera più conosciuta di Hokusai, il maestro del mondo fluttuante, Ukiyo. un mondo in cui tutto scorre, tutto cambia perché provvisorio. Una vera esperienza immersiva e di stupore che ci invita a fare una riflessione e una scelta: restare a galleggiare comodamente in superficie o entrare nelle profondità della nostra caverna e affrontare i nostri draghi; prendere coscienza e cavalcare la “grande onda”, tra bellezza e fragilità.
La mostra su Hokusai sarà visitabile ancora fino al 29 giugno. Dal 15 settembre 2026 sarà in mostra Kandinsky, per cui i biglietti sono già prenotabili.
Di seguito una video sintesi della mia esperienza alla mostra e alcune foto.