“Ti racconto Trilussa” è lo spettacolo scritto, diretto e interpretato dalla professoressa Patrizia Audino, psicologa, attrice, autrice, docente di Filosofia e Scienze umane, che è di nuovo ospite a “Racconti d’Arti” dopo un’intervista sul suo libro dedicato al tema dell'”ageismo”. Un viaggio culturale tra storia, poesie, canzoni e convivialità, dedicato al poeta romano Trilussa, anagramma del cognome di Carlo Alberto Camillo Salustri (Roma, 1871 – 1950). Buona lettura!
Ho avuto modo di assistere a una versione rinnovata dello spettacolo, l’ultimo di diversi, in occasione della serata ricca di emozioni che si è svolta al ristorante l’Uliveto a Velletri (Roma), venerdì 28 novembre.
Insieme alla Audino, sul palco sono andati in scena l’attrice Betty Bianchini, che ha letto e interpretato alcune delle poesie del poeta; Letizia Strillozzi, che ha cantato alcune delle canzoni romane più conosciute della tradizione romana, accompagnata al pianoforte dal maestro Fabio Ludovisi. Ospite il dottor Aldo Neri, che ha letto a fine serata alcune poesie da lui composte.
Durante lo spettacolo, ci sono stati momenti di convivialità con vino e specialità romane e di interazione con gli attori scesi dal palco. Il progetto su Trilussa, a cui sotto la professoressa Audino ha dedicato venti anni di studi, nel tempo, è stato presentato al pubblico con buoni riscontri anche a Bologna, a Roma e altre città del Lazio, con la partecipazione di diversi artisti.
Sarà portato avanti anche con nuove proposte, per ravvivare o trasmettere la conoscenza del mondo rappresentato dal poeta magari anche alle nuove generazioni, grazie a contenuti che offrono spunti di riflessione su valori e di carattere etico ancora attuali.
Ho chiesto alla professoressa Patrizia Audino di parlarci di questa serata dedicata al poeta e dei suoi compagni di esperienza.
L’ultimo spettacolo, quello del 28 novembre, che ho avuto l’onore di portare avanti come scrittrice, ideatrice, scrittrice, regista, interprete, è stato veramente per me una grande soddisfazione anche perché ho avuto a fianco a me persone di rilievo. Parlo dell’attrice che fungeva da lettrice in questa occasione, a parte la declamazione di una poesia, “La tartaruga”, che ha fatto divinamente. Parlo di Betty Bianchini, con cui ho collaborato anche in passato in un film, insomma in altre occasioni.
Ho avuto poi dall’altra parte una cantante, Letizia Stillozzi, che ho conosciuto in in altre occasioni culturali e con cui questa volta ho avuto modo di collaborare a stretto contatto. Debbo dire che è una vera artista a tutto tondo, con grandi idee innovative, che ha contribuito a completare anche lo spettacolo. Suo marito Ivano ci ha aiutato moltissimo per l’aspetto tecnico, microfoni, luci e quant’altro. Il grande maestro di pianoforte Fabio Ludovisi, una persona eccellente dal punto di vista sia umano e sia musicale; ha un talento favoloso, una disponibilità eccellente.
Questo gruppo ha fatto sì che questo Trilussa del 28 novembre venisse benissimo. Io sono estremamente soddisfatta, anche perché abbiamo fatto del nostro meglio, abbiamo dato il massimo. E sono sono veramente contenta.
Ho ricevuto anche molti input, molti feedback positivi e questo mi sprona a a fare sempre del mio meglio e a fare sempre di più.
Cosa puoi dirci del tuo studio su Trilussa? Quando hai iniziato a occupartene con passione e a rappresentarlo?
Cosa posso dirti su Trilussa? Che già da 20 anni circa ho avuto occasione di citarlo e di leggere le sue poesie in eventi pubblici e anche alla presentazione del libro di Secondina Marafini, anni fa, quando è uscito il primo libro su Rosa Tomei (poetessa e compagna di Trilussa ndr).
Poi ho avuto modo nel 2015 di omaggiarlo con uno spettacolo varietà insieme all’artista Shany Martin, presso l’Istituto d’Arte (ora Liceo Artistico ndr) “Juana Romani”. Dal 2022, quindi già da 4 anni, porto in varie parti a rappresentare questa mia opera ideata, scritta, diretta e interpretata da me insieme alla collaborazione di altri attori, musicisti e cantanti. Per esempio, nel 2022, la prima volta l’ho rappresentato al Museo degli Strumenti Musicali di Ardea, dove ha avuto un bel successo facendo subito il pieno.
Sempre il 2022, l’ho replicato anche alla stazione ferroviaria di Velletri. E poi l’ho rappresentato con “A cavallo del sogno”, un recital di Eduardo Terzo, un mio amico attore di Roma, all’Interno 4, un salotto romano a Trastevere. L’ho riprovato di nuovo ad Artena nel 2023, all’ex Granaio Borghese, di nuovo a Trastevere e altre due volte anche con una replica. A Palazzo Moretti di Patrica, in provincia di Frosinone, nel 2023. Poi un Natale, in una casa con gli scout di un tempo, a Velletri, abbiamo fatto un’altra sintesi dello spettacolo.
Nel Teatro “Ugo Betti” di Roma, il 21 gennaio 2024, è stata veramente una bella occasione per mettersi in discussione, per provare a tastare com’è la sensibilità di Roma su questo tema. Devo dire abbastanza buona. L’8 aprile, abbiamo addirittura avuto occasione di portare il mio spettacolo a un livello anche più impostato, più formativo, al Liceo Scientifico Statale Nomentano di Roma, in cui ho fatto anche recitare, leggere agli allievi, ed è stata un’esperienza veramente coinvolgente, i ragazzi sono dimostrati molto interessati. Di nuovo, nel marzo 2025, al Liceo scientifico, per ben due volte.
So che nel 2024 l’hai anche portato a Bologna, in un ristorante. È qui che hai cominciato a trovare funzionale questo tipo di ambientazione?
Un primo esperimento di un ristorante ed è stato veramente una cosa molto piacevole. Ho cominciato a capire che in un ristorante poteva andar bene la cosa. Perché a Bologna? Perché Carlotta Poldi, la mamma di Trilussa, era di origine bolognese.
L’ho portato, nel dicembre 2024, con il titolo “Er vate de Roma”, insieme all’attore Vittorio Begliuti e al musicista Doriano Prati sempre all’ex Granaio Borghese di Artena. L’ho portato in un intervento, in una casa di un nobile che sta a Grottaferrata e il tema era Trilussa e la polenta. Anche qui sul piano culinario, interessante esperimento.
E infine siamo al 28 novembre, quando abbiamo rappresentato lo spettacolo al ristorante L’Uliveto di Velletri, in provincia di Roma, che è stato veramente sold-out.
È stato un esperimento, anzi a questo punto una certezza, che il ristorante è uno degli ambienti più adatti per rappresentare Trilussa, perché lui amava questo tipo di interazioni, umano, diretto con le persone.
Effettivamente amava stare nelle osterie. Anche nei salotti, ma le osterie rappresentavano il luogo di incontro privilegiato per lui. Grazie agli incontri fatti in questi ambienti, Trilussa ha dato il massimo di sé nei sonetti e nelle favole.
Ecco, questa è la mia esperienza, posso dire ventennale, sul poeta, perché nel frattempo io ho continuato a studiarlo fino ad oggi e ne scopro continuamente aneddoti curiosi e soprattutto importanti, per capire il personaggio.
Essendo io psicologa, mi sto facendo un’idea sempre più completa del personaggio che, a differenza di tanti che credono che tutto si risolva in una satira nella politica e nelle favolette, in realtà non è assolutamente così. C’è uno spessore incredibile in quell’uomo, un genio della letteratura italiana che abbiamo avuto l’onore di avere tra noi.





