“Bellezza” è la parola chiave pilota della prima esperienza di “autoraccolta di fiori” organizzata dall’Ecomuseo della terra amena di Velletri con la Flower Farm Terra di Fiori di Giulia Caianiello, da qualche anno attiva sul territorio di Velletri (Roma), in via dei Cinque Archi n.330/339. Vi presento un “colorato” esempio di imprenditoria femminile e un racconto di vita nuova.
Per la prima volta Giulia, imprenditrice ed esperta nella coltivazione naturale di fiori stagionali, nel pomeriggio di venerdì 31 luglio ha aperto la sua farm a gruppi organizzati di appassionati, per la raccolta di fiori stagionali, con il supporto delle mediatrici ecomuseali e dei collaboratori della Farm.
Incluso nell’esperienza, c’è stato poi un aperitivo accompagnato da un calice di vino, a cura del ristorante Eugenio di Gianluca Peretti, marito di Giulia. Terra di Fiori è situata proprio davanti al ristorante, che si trova sulla SP Cisterna Campoleone n. 100.
Il campo è suddiviso in tre aree: una con la coltivazione di fiori annuali, dalle dalie alle zinnie; una serra in cui si coltivano bulbose autunnali, come anemoni, ranuncoli e tulipani, e un’area in cui si trovano piante perenni che fanno fiore sempre, come peonie, achillee, narcisi, fresie.
Una bellissima e variopinta distesa di colori, in cui i numerosi partecipanti hanno potuto immergersi fino al tramonto, degna dei dipinti più suggestivi.
Ho chiesto a Giulia, molto emozionata e soddisfatta del riscontro avuto, di raccontarci come è nata questa sua idea che l’ha portata a un cambiamento radicale nella sua vita, qualche anno fa.
Io ho studiato psicologia, però poi ho capito che non era più per me. Sono andata poi a Monza a fare un corso nella scuola agraria per diventare una giardiniera professionista. Avevo 30 anni. Sono stata per qualche mese, con una certa serenità interiore, ho un bel ricordo. Sono tornata pensando di fare la giardiniera.
Il cambiamento l’ho fatto sicuramente in un periodo dove non avevo delle pressioni né familiari e né economiche, quindi sicuramente questo mi ha agevolata e facilitata, perché ero stanca di quello che facevo e non ero felice.
Anche se non vengo da una famiglia di agricoltori, i miei genitori mi hanno trasmesso l’amore per i fiori, per la natura. Una volta tornata, mi sono messa a fare i giardini di amici, conoscenti, ma mi sono resa conto che era un lavoro per il quale io, da sola, avrei faticato.
Mi son detta “Quindi alla prima siepe alta 5 metri per 20, dove vado? Ma è proprio questo quello che vuoi fare?” Ho lasciato stare il giardinaggio. Ho conosciuto poi una realtà fantastica che sta nella bassa Toscana, a Pienza. Sono tre sorelle che hanno una Flower Farm, che si chiama Puscina Flowers e lì ho detto “Ok, è proprio questo quello che voglio fare, coltivare i fiori in questo modo”.
Nel tempo mi è stata proposta questa bellissima cosa di prendermi un banco al mercato Coldiretti “Campagna Amica” dell’Eur, che si trova in viale dell’Oceano Pacifico, dove vado solamente il venerdì e il sabato.
Lì ho proprio capito che mi piace proprio fare questo lavoro. Avere il contatto con le persone due giorni a settimana per il commercio al dettaglio e poi per il resto rimanere in campo tra i fiori, in silenzio da sola. È un buon equilibrio per me.
Cosa distingue nello specifico una Flower Farm da altre aziende di coltivazione?
Ci sono tantissime aziende che producono fiori, anche nei territori a noi vicini, però producono solo una varietà di fiori, come le rose o le peonie. Si tratta di produzione intensive, “monocultivar”, per tutto quanto l’anno.
La Flower Farm invece è differente, perché innanzitutto c’è una logica del rispettare il corso ciclico della natura. Ogni fiore ha una sua stagionalità. Non si può trovare il tulipano ad agosto, ma si trova esattamente a gennaio maggio, a febbraio, a marzo.
Qui non c’è una coltivazione intensiva, ma c’è una piccola coltivazione di tanti fiori per dare una biodiversità importante al pezzo di terra nel quale stai coltivando, anche nel rispetto della “località”.
È una coltura organica, quindi non c’è l’uso di pesticidi o fertilizzanti. Ho scoperto nel tempo che esistono tantissimi fiori. Quando andiamo dal fioraio spesso ci sono sempre gli stessi tipi di fiori e li troviamo sempre.
Chi ha un pezzo di terra saprà bene che a San Valentino non ci sono le rose rosse, ad esempio. Nella Flower Farm non ci sono forzature.
Il tuo è sicuramente un valido esempio d’imprenditoria al femminile. Che iter hai seguito per creare la tua azienda? Che sostegno hai avuto?
Io ho fatto il PSR, che è un piano di sviluppo per il primo insediamento di sviluppo rurale. È un fondo europeo che esce ogni quattro anni e a cui puoi partecipare se, nel momento in cui esce, hai un’azienda agricola che non ha ancora compiuto un anno di età.
Io ho presentato questo progetto supportata da un agronomo e da persone competenti. Ho vinto e mi è arrivata la risposta nel 2021, così ho potuto avere 70.000 euro a fondo perduto. Come da progetto, ho creato un impianto di fertirrigazione, i fiori e un impianto di albicocche.
Ho chiesto a Laura Cianfoni, coordinatrice scientifica dell’Ecomuseo come è nata la collaborazione con Giulia e qual è il ruolo dell’Ente. «La collaborazione con Giulia è cominciata qualche anno fa, con l’Orto del Pellegrino APS che gestisce l’Ente.
Nel 2020 Giulia e Gianluca hanno partecipato all’evento d’inaugurazione dell’Ecomuseo, al Museo Diocesano. Abbiamo condiviso un progetto dove loro proponevano l’esperienza di un piccolo corso pratico in vigna, per quanto riguarda le tecniche dell’orto sinergico.
Giulia, già all’epoca, nel suo orto sinergico (in un altro terreno presso il ristorante ndr), ha cominciato a piantare i primi fiori, perché servivano proprio come biodiversità per l’orto stesso che poi dà vegetali.
Lo scorso autunno, abbiamo ripreso noi i contatti per una nuova collaborazione ufficiale e, dopo vari incontri e sopralluoghi, è nato questo connubio proprio perché lei ci ha parlato di questa sua esperienza formativa presso la flower farm a Pienza, della quale ci ha dato i contatti.
Così abbiamo avuto modo di studiare altre flower farm che ci sono in Italia e la figura della flower farmer. Grazie a Giulia abbiamo cominciato un’indagine sul territorio e, nello specifico, nelle campagne di Velletri.
Abbiamo fatto una ricerca sulle donne della “terra di fiori”, quindi sull’erbario, su cui lavoreremo anche nei prossimi mesi. Per noi è stato un mettere a terra progetti che hanno cura dell’uso del suolo, nel rispetto del paesaggio locale.
Con il supporto di tecnici, Giulia ha individuato quelle specie che tipicamente possono crescere su questo suolo, tra cui si riscontrano alcune specie che venivano vendute nei primi anni del ‘900 da donne del nostro territorio.
Questo fa sì che ci sia questo ritorno ciclico della storia alla coltura e alla vendita del fiore reciso. Non un passo indietro, per noi come Ente, ma un’evoluzione verso un percorso sostenibile di uso del suolo, da emulare.

Chi fosse interessato a visitare la Factory Farm Terra di Fiori, può contattare Giulia sul suo canale Instagram “Terra di Fiori” o al numero 334.3594852.
Di seguito in video riassunto dell’esperienza, a cura dell’Ecomuseo di Velletri.
(Articolo pubblicato anche sul giornale l’Artemisio di Velletri)














