Osservando le dinamiche umane, in un periodo delicato e complesso come quello che stiamo attraversando, una riflessione si fa strada con sempre maggiore chiarezza: il peso, nella nostra società, della mancanza di una seria e diffusa “cultura della morte”, intesa come insieme di informazioni, percezioni e valori capaci di educarci di fronte a questo temuto passaggio della vita. Non perché manchino percorsi di autoconsapevolezza e crescita personale, strutture e figure che educhino e sappiano accompagnare, ma perché manca la nostra “disponibilità” già solo a parlare dell’argomento per via della – comprensibile – paura del dolore e del fin di vita.
Oggi, ripropongo una riflessione e la condivisione di una mia esperienza personale di diversi anni fa, di cui ho parlato già durante il periodo del Covid, come scusa per fare insieme una riflessione. A questo, aggiungerò stavolta una parte dedicata a un approfondimento sul tema Morte. Mettiti comodo e prenditi tutto il tempo per leggere e “sentire”. Buona esperienza.
Incontrare la morte non è un concetto astratto per me. Ho avuto modo di incrociarla nelle mie paure prima quando mi si è presentata la sua immagine, attraverso la diagnosi di un tumore (che poi si è risolto senza gravità), e poi quando si è mostrata effettivamente al lavoro, con la morte di mio padre Claudio.
Due esperienze che mi hanno messo di fronte a prese di coscienza inevitabili, insegnandomi una lezione fondamentale: prima di risolvere la paura della morte, occorre risolvere la propria paura di vivere. E personalmente è un tema che ho conosciuto bene fin da quando ero bambina.
Quando comprendi che la paura della perdita è un’occasione di crescita, ti dai la possibilità di vivere meglio, identificando e rispettando le tue vere necessità e rilasciando ciò che non serve più. Intendiamoci, c’è dolore, sofferenza, la ferite della perdita o un lutto si trasformano non spariscono, e so bene che l’espressione “occasione di crescita” farà storcere il naso o addirittura arrabbiare qualcuno.
Io personalmente sono d’accordo con essa. Nonostante la sofferenza. Fisicamente mio padre non me lo ridà nessuno, cos come le parti di me che ho perso per motivi di salute, non ricrescono.
La morte, in fondo, non è che la compagna di viaggio della nascita: durante il cammino moriamo un po’ ogni volta, per rinascere in nuove forme.
Ma è attraverso una specifica esperienza – la più profonda e mistica della mia vita fino ad ora – che ho trovato la prova inconfutabile di questa continuità.
La prova dell’infinito: il diario di una meditazione
Nel 2017, durante una meditazione all’interno del mio percorso di autoconsapevolezza nella scuola Via di Shin (Via della Trasformazione) seguita dal mio insegnante Angelo Picco, stavo praticando una tecnica chiamata “respiro dell’infinito”.
È una disciplina pensata per allenarsi a prendere coscienza di cosa significhi svestirsi del corpo fisico restando nella percezione della continuità della vita, lavorando in uno stato di fusione con il proprio Sé autentico.
Dopo pochi minuti dall’inizio della pratica, ho sentito la mia coscienza dolcemente attratta verso l’interno. Dal corpo fisico venivo fatta indietreggiare verso un centro, rimuovendo livello su livello ogni veste, fino ad arrivare alla pura nudità dell’Essere.
Per farti comprendere meglio: pensa ai proiettori di diapositive col telecomando di una volta. Tutte le diapositive della serie sono inserire in un supporto rettangolare, ognuna in uno slot. Ogni volta che premi il bottone del telecomando, si passa al fotogramma successivo proiettato su uno schermo/telo/muro chiaro. Finché non si arriva all’ultima diapositiva e arriva lo schermo bianco.
Ecco, nel mio caso il processo era a ritroso. Invece di andare avanti, indietreggiavo, spogliandomi di tutti i fotogrammi della storia proiettata.
Mi sono ritrovata in uno stato estatico di immensa beatitudine: ero essenzialmente completa consapevolezza, ero il Tutto, un vuoto illuminato e al tempo stesso il vuoto stesso.
Non c’erano direzioni, non c’erano confini. Solo una luce di forza e uno splendore indicibili; così intensa che, alla fine dell’esperienza, faticavo a riaprire gli occhi per quanto faceva male la luce, fisicamente!
Un senza forma che, se però volessi rappresentare visivamente, sarebbe un unico occhio testimone della vita. Ricorda qualcosa, vero? La mia coscienza è “andata” a coincidere con un “punto assoluto” di osservazione.
“Ero contemporaneamente consapevole del mio corpo, tanto da sentir vibrare ogni mia particella a una frequenza altissima. Sentivo il mio cuore fisico come ‘ingrandirsi’ pulsando ma al sicuro, come se qualcuno gli avesse messo intorno un cuscino per proteggerlo, tanto era alto il ‘voltaggio’. Ero qui ma ero anche lì, ero in un punto preciso ma anche ovunque.”
All’inizio ho avuto un po’ paura, perché sentivo di perdere il controllo e l’attaccamento mentale a identificare la categoria di ciò che mi stava accadendo. Mi sono resa conto che non stavo respirando biologicamente, condizione che si impara a gestire con quel tipo di respirazione, per un tempo che per tutta una serie di motivi ho quantificato in dieci minuti.
Ma nel momento in cui mi sono chiesta “Oddio, cosa sta succedendo?”, una voce senza timbro che era parte di me ha risposto: “Stai respirando l’infinito”. Lì ogni paura si è dissolta. Mi sono sentita accudita come all’interno di un utero, con un amore e assenza di giudizio umanamente non misurabili. Un assoluto Silenzio.
Quando ho iniziato a “tornare”, è stato come nascere di nuovo: una sensazione di freschezza, di rigenerazione e la ferma certezza di non essere mai andata via. Sono assolutamente certa: quel giorno sono davvero morta, restando viva.
Non voglio convincere nessuno. Nessun dogma, perché non mi interessano. Non sono nemmeno una Santa!
Per quanto mi riguarda però, so non è una mia convinzione, è una consapevolezza, una conoscenza diretta tramite un’esperienza di “Satori” da cui non posso prescindere.
In seguito ho seguito anche percorsi di autoconsapevolezza strettamente legati al tema morte e all’accompagnamento al fin di vita. (Vedi link tra e fonti al termine dell’articolo).
Ma cosa è un Satori?
Voglio ora condividere un approfondimento che ho fatto con una ricerca sull’argomento, attraverso il quale possiamo fare insieme delle riflessioni e renderci conto di cosa riconosciamo come risonante in noi.
La prospettiva mistica e spirituale: “Morire prima di morire”
Nelle grandi tradizioni spirituali dell’umanità, il passaggio attraverso l’esperienza estatica comporta quasi sempre l’annullamento o il superamento della percezione ordinaria del Sé. Ciò che ho vissuto trova infatti un riscontro in diversi percorsi del Sacro:
- Il Buddismo e il Satori (Kensho): il Satori dello Zen, ossia l’esperienza dell’illuminazione improvvisa e del risveglio intuitivo alla vera natura della realtà. Nel Satori crolla l’illusione della separazione (Anatta) e la mente analitica tace di fronte al “vuoto illuminato” (Sunyata). Analogamente, nell’Induismo vedico il superamento del piccolo “io” permette di riconoscere l’unità indissolubile con il Brahman.
- Il Sufismo (Islam mistico): esiste il concetto chiave di Fana, ovvero il “dissolvimento” o l’estinzione dell’egoismo e della personalità individuale in Dio. Il mistico sufi muore a se stesso per vivere nella realtà divina. Una famosa massima attribuita al profeta Maometto è: “Morite prima di morire”.
- La Mistica Cristiana: figure come San Giovanni della Croce (con la sua Notte oscura dell’anima) e Santa Teresa d’Avila descrivono l’unione estatica come uno stato in cui i sensi corporei “si addormentano” o si spengono. L’anima si stacca temporaneamente dalla vita terrestre e dal proprio “io” per fondersi con il Divino.
La prospettiva psicologica e delle neuroscienze: la “Morte dell’Ego”
Oggi, le neuroscienze e la psicologia transpersonale spiegano questa sensazione analizzando ciò che accade a livello cerebrale durante gli stati alterati di coscienza o le meditazioni profonde:
- Dissoluzione dei confini dell’Ego: durante l’estasi, la rete neurale nota come Default Mode Network (DMN) – responsabile del senso di sé, della narrazione autobiografica e della distinzione tra “me” e “il mondo esterno” – riduce drasticamente la sua attività.
- Sensazione di morte temporanea: senza la DMN attiva, la persona smette di percepirsi come un individuo separato. Poiché la nostra mente identifica la “vita” con la percezione della nostra identità personale quotidiana, la temporanea scomparsa di quest’ultima viene vissuta proprio come una morte dell’Ego (ego death), pur rimanendo il corpo perfettamente vivo e vibrante.
La prospettiva filosofica ed esistenziale
Dal punto di vista simbolico ed esistenziale, l’estasi si configura come una vera e propria “piccola morte” trasformativa per due motivi fondamentali:
- Sospende il tempo profano: Durante l’estasi si perde la cognizione del tempo e dello spazio lineare; si accede a un “eterno presente” in cui le dimensioni ordinarie non hanno più potere.
- Trasforma chi la vive: chi attraversa un’esperienza estatica autentica non torna mai indietro uguale a prima. L’identità “vecchia” muore per lasciare spazio a una consapevolezza rinnovata, proprio come in un rito di iniziazione.
In sintesi: riconnettersi alla vita
Accettare la morte come fase naturale della nostra metamorfosi significa permetterle di diventare un’alleata. La sua falce non distrugge, ma recide semplicemente gli attaccamenti verso ciò che ha ormai compiuto la sua funzione.
Esperienze di questo tipo, che siano tramite Satori o altro non servono a fuggire dalla realtà, ma a tornare al mondo quotidiano con uno sguardo trasformato, capaci di prendersi cura di sé con amore e di vivere ogni istante con profonda presenza.
Posso testimoniare che si torna davvero con una consapevolezza maggiore, ma ciò non significa che la vita diventi improvvisamente perfetta, senza difficoltà e che i dolori si dissolvano del tutto. Cambiano le “lenti” con cui l’occhio osserva la vita all’interno della materia e il padronanza della bussola con cui ci orientiamo nel cammino.
Non serve però avere un Satori per comprendere, abbiamo tutto già in noi. Dobbiamo arrivare a svelarlo. Dobbiamo tornare a ri-cordarci veramente di noi. In questo modo, cominciamo a vedere davvero anche chi abbiamo davanti.
“L’ho saputo il 1° marzo. Esistono gli altri per noi? Vorrei che non fosse vero per non star male. Vivo come in una nebbia, pensandoci sempre ma vagamente. Finisce che si prende l’abitudine a questo stato, in cui si rimanda sempre il dolore vero a domani, e così si dimentica e non si è sofferto.”
Sono le parole di Cesare Pavese, traumatizzato dalla morte dell’amico Ginzburg in carcere per torture, nel 1944. Una citazione che può sembrare per certi versi fuori posto, ma il senso credo sia chiaro. Ho imparato ance a rendermi conto che “tutto si parla”.
Riconoscere che la nostra coscienza coincide con il “Testimone, l’Osservatore interiore” ci regala la libertà di abitare il presente senza il peso dell’angoscia di non esistere più, sapendo che la vita è un’eterna continuità.
Rendiamoci conto di vivere davvero, prima del passaggio, e impariamo ad affrontare il tema Morte.
Per sentire la vita, bisogna affrontare la paura di morire e del dolore, della sofferenza, lavorando sulle convinzioni che limitano il nostro “accorgerci”. Questa, secondo me, è l’unica vera condizione che ci libera dall’illusione della fine per il nostro Essere.
Io non ho paura di morire, ma di soffrire, ancora sì. Però so che il mio Essere non sarà ucciso, ma sarà accompagnato e non sarà solo nel farlo… mai.
Fonti e letture consigliate per approfondire
Misticismo e Tradizioni Spirituali
- Sufismo e il concetto di Fana: Treccani – Voce Sufismo | Titus Burckhardt, Introduzione alle dottrine mistiche dell’Islam.
- Buddismo Zen e Satori: Stanford Encyclopedia of Philosophy – Japanese Zen Buddhist Philosophy | Daisetz Teitaro Suzuki, Saggi sul Buddismo Zen.
- Mistica Cristiana e Filosofia della Mistica: Stanford Encyclopedia of Philosophy – Mysticism | San Giovanni della Croce, Notte oscura dell’anima | Santa Teresa d’Avila, Il castello interiore.
Neuroscienze e Psicologia della Coscienza
- Default Mode Network (DMN) ed Ego Death: PubMed – Studi su DMN e dissoluzione dell’Ego | Carhart-Harris et al., Neural correlates of the psychedelic state as determined by fMRI (PNAS).
- Neurobiologia della Meditazione: Frontiers in Human Neuroscience.
Thanatologia e Accompagnamento al Fine Vita
- Percorsi di formazione sulla morte, il morire e l’accompagnamento; seminari informativi, DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento) e conferenze: Ange Fey – Associazione Il Bruco e la Farfalla.
(Personalmente ho seguito più volte un percorso chiamato “Comprendere la morte, accompagnare la vita”, ne ho parlato nel 2022 e lo consiglio).
- Formazione sul tema della morte e accompagnamento al fin di vita; Musicaterapia: Raffaele Schiavo.
(Puoi leggere la mia intervista a Raffaele qui)
- Associazione Italiana di Thanatologia e Formazione: AITF – Thanatologia