“Il Ballo delle Pazze”, quando l’anticonformismo è(ra) follia

Il Ballo delle Pazze, quando l'anticonformismo è(ra) follia

“Il ballo delle pazze” è un film intenso, crudo, ma anche testimone di una nobile forma d’amore, del 2021. È stato diretto, co-sceneggiato e interpretato da Mélanie Laurent come trasposizione cinematografica del romanzo omonimo scritto dall’autrice e sceneggiatrice francese Victoria Mas, pubblicato nel 2019 con Edizioni E/O. Il romanzo racconta le vicende di un gruppo di donne internate nell’ospedale psichiatrico parigino della Salpêtrière, alla fine del XIX secolo. S’ispira a storie realmente accadute. Quando l’anticonformismo, il non allinearsi era considerato follia per via di certe convenzioni sociali. Davvero si può ormai parlare solo di passato?

 

Sintesi del film

Siamo a Parigi, alla fine del XIX secolo. Eugénie è una giovane donna appassionata e dallo spirito profondamente anticonformista, appartenente a una ricca famiglia della borghesia francese. La ragazza nasconde un dono unico e inquietante: ha la capacità di vedere e sentire i morti.

Quando la sua famiglia scopre casualmente questo segreto, il padre decide di agire per evitare lo scandalo sociale, per cui la fa internare con la forza e senza via di scampo all’interno della clinica neurologica La Pitié Salpêtrière.

La struttura medica è guidata dal celebre e severo professor Jean-Martin Charcot, pioniere della neurologia che raduna donne con diagnosi di “isteria”, “epilessia” ed “egomania”.

Nel reparto, il destino di Eugénie, interpretata da Lou de Laâge, si incrocia profondamente con quello di Geneviève, interpretata dalla stessa regista Mélanie Laurent, un’infermiera capo dedita alla scienza e tormentata dal proprio passato e da un grave lutto a causa della morte della sorella minore.

Il loro incontro forzato cambierà il futuro e la consapevolezza di entrambe, mentre l’intero ospedale si prepara per il Bal des folles, l’annuale e controverso ballo in maschera organizzato dalla clinica in cui l’élite parigina si riunisce per osservare le pazienti come attrazioni. 

Da antagoniste ad alleate: il sacrificio finale di una delle due innescherà una possibilità di nuova vita per l’altra, in nome del principio per loro più prezioso: la libertà.

Ogni volta che la guardo, la scena finale mi toglie il fiato…

Un po’ di storia sull’ospedale

La Salpêtrière ospedale
L’ospedale Salpêtrière di Parigi, oggi.

La Salpêtrière nasce nel 1634 a Parigi come fabbrica di salnitro per la produzione di polvere da sparo, prendendo il nome proprio da questo composto chimico.

Nel 1656, per volere di Re Luigi XIV, l’area viene trasformata nel nucleo centrale dell’Ospedale Generale di Parigi, un luogo destinato non alla cura dei malati, ma all’internamento forzato di indigenti, vagabondi, prostitute e diseredati nel tentativo di ripulire le strade della città.

Nel corso dei decenni successivi, la struttura si trasforma progressivamente in una via di mezzo tra una prigione e un manicomio femminile, dove donne “affette” da disturbi mentali, epilettiche, criminali e persone ai margini della società vengono recluse insieme in condizioni igieniche e umane spaventose.

La prima grande svolta avviene nel 1795 grazie al medico Philippe Pinel, che assume la direzione dell’istituto e decide simbolicamente di togliere le catene alle pazienti, introducendo un approccio terapeutico basato sulla comprensione e sul rispetto della dignità umana, un gesto che segna la nascita della psichiatria moderna.

Nella seconda metà dell’Ottocento, la Salpêtrière vive la sua epoca più celebre sotto la guida del neurologo Jean-Martin Charcot, che trasforma l’ospedale in un centro di ricerca neurologica di fama mondiale.

Charcot concentra i suoi studi sull’isteria e sull’ipnosi, organizzando le famose lezioni del martedì che attirano scienziati, intellettuali e artisti da tutta Europa, tra cui un giovane Sigmund Freud.

Nel Novecento la struttura evolve progressivamente verso la medicina generale e, nel 1969, si fonde con il vicino ospedale della Pitié per dare vita all’attuale Gruppo Ospedaliero Pitié-Salpêtrière, oggi uno dei più moderni e importanti centri universitari e di cura europei.

Il dottor Jean Martin Charcot

Il dottor Jean Martin Charcot

È realmente esistito. Con i suoi studi neuropsichiatrici sull’isteria è considerato il precursore del più famoso Sigmund Freud.

È il medico che nel romanzo si muove tra le mura dell’ospedale e che farà delle alienate il suo oggetto di studio sottoponendole tra le varie cure, di cui alcune discutibili, a sedute di ipnosi procurando a volte alle sue “cavie” veri e proprio attacchi isterici.

Il film e il romanzo raccontano il dramma di persone la cui unica colpa è stata essere una donna, vittime di una società che le riteneva quasi pari al nulla, donne che volevano solo vivere la propria vita, ma che hanno avuto l’ardire di provare a ribellarsi a figure maschili autoritarie, che non riconoscevano valore alla dignità femminile.

 

Ti prendo la mano.
Ti prendo la mano.
Ti prendo la mano!

Camminiamo per un po’.

Il vento è fresco e salato, l’orizzonte è lontano, così lontano… lo senti?
Le nostre Anime danzano sul mare e il nostro dolore sparisce, turbinando in una nube di schiuma.

Noi ridiamo con i piedi nel vuoto.

Noi danziamo…
Danziamo…
Danziamo.

E così, mia cara Geneviève,
Siamo libere.
Siamo forti.
Siamo eterne.

Tua Eugenie.

Dal film Il ballo delle pazze.

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