Le opere maledette e i misteri del palcoscenico: Pt 3 – La “Maledizione della Nona Sinfonia”

Le opere maledette e i misteri del palcoscenico

Nel terzo episodio della rassegna culturale sul tema “Le opere maledette e i misteri del palcoscenico”, affrontiamo un nuovo argomento restando in ambito musicale, più esattamente nel mondo della musica classica. Dopo il “Macbeth” di Shakespeare  e  “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, il fil rouge di oggi sarà la “Maledizione della Nona Sinfonia”. Il mondo dello spettacolo è permeato di rituali, leggende e scaramanzie affascinanti. Attraverso questa piccola rassegna, mi focalizzerò su alcune delle opere musicali e teatrali ritenute “maledette” o circondate da un’aura di mistero.

La maledizione della Nona Sinfonia: il terrore dei geni

Da Ludwig van Beethoven in poi, moltissimi grandi compositori, come Gustav Mahler, Franz Schubert e Antonín Dvořák, sono morti dopo aver composto la loro Nona Sinfonia o mentre lavoravano alla Decima.

Possiamo immaginare il condizionamento psicologico e il timore superstizioso che questa “regola” ha impiantato nei Geni della musica classica, trasformandola in una convinzione spietata.

Dunque, non solo il teatro di prosa e la lirica hanno i loro spettri, ma anche la musica strumentale pura custodisce una delle superstizioni più famose della storia, nota come la “Maledizione della Nona Sinfonia”.

Il mito che ha innescato la convinzione nasce con Ludwig van Beethoven, che si è spento nel 1827, lasciando la sua imponente Nona Sinfonia come ultimo capolavoro orchestrale portato a termine, mentre della Decima restavano solo bozze imprecise.

Dopo di lui, la coincidenza ha colpito Franz Schubert e Antonín Dvořák, entrambi morti lasciando nove sinfonie completate.

È stato Gustav Mahler a vivere questa “maledizione” con un vero e proprio terrore psicologico. Sottomesso all’ansia, Mahler ha cercato infatti di ingannare il destino: dopo aver completato l’Ottava Sinfonia, ha composto un’opera orchestrale a tutti gli effetti sinfonica, Das Lied von der Erde (Il canto della terra), rifiutando però di numerarla.

Successivamente ha scritto quella chiamata ufficialmente Nona Sinfonia, credendo di aver superato l’ostacolo. Purtroppo per lui, il destino non ci è cascato: Mahler è morto nel 1911, lasciando incompiuta la sua Decima Sinfonia…

Quando all’inizio del Novecento, Mahler e i suoi contemporanei  hanno partorito l’idea della “Maledizione della Nona”, anche la figura di Franz Schubert si è adattata perfettamente alla regola. Il compositore è deceduto giovanissimo subito dopo aver completato il suo nono lavoro orchestrale.

Schubert è morto nel 1828 a soli 31 anni, un anno dopo la scomparsa di Beethoven. La storia della numerazione delle sue sinfonie è indicata come una delle più complicate della musicologia, perché nel corso del XIX secolo la numerazione delle sue sinfonie è cambiata più volte.

In alcuni cataloghi tedeschi La Grande o Nona Sinfonia è stata prima classificata come Sinfonia n. 7 o n. 8, per via di precedenti lavori rimasti incompiuti e abbandonati. Solo dopo è stata riconosciuta come Nona.

Si dice che Schubert non l’abbia mai sentita eseguire da un’orchestra completa mentre era vivo.

Il caso del compositore Antonín Dvořák mostra chiaramente come la maledizione sia stata costruita dalla storiografia musicale.

Nel 1893, mentre era direttore del Conservatorio Nazionale di Musica di New York, Dvořák ha composto la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”.

Quando la sinfonia è stata pubblicata nel 1894, è stata etichettata come Sinfonia n. 5, perché Dvořák non considerava nel conteggio ufficiale alcune delle sue prime sinfonie giovanili, ritenute perdute o ritirate.

Solo decenni dopo la sua morte, avvenuta nel 1904, le ricerche storiografiche hanno permesso di recuperare e riordinare cronologicamente tutte le sue nove sinfonie. La Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” è diventata così ufficialmente la Sinfonia n. 9.

Nei suoi ultimi undici anni di vita, Dvořák non ha scrisse mai più una sinfonia nei suoi ultimi undici anni di vita, dedicandosi esclusivamente ai poemi sinfonici e alle opere liriche.

La coincidenza che anche il suo catalogo orchestrale si arrestasse esattamente a quota nove ha contribuito a consolidare la leggenda agli occhi dei musicisti del Novecento.

 

Decisiva la combinazione Schubert-Dvořák 

Senza i casi di Schubert e Dvořák, la morte di Beethoven dopo la Nona sarebbe probabilmente stata considerata un caso isolato. Ma proprio queste coincidenze, a cui si unisce anche la scomparsa del compositore Anton Bruckner nel 1896 mentre lavorava al finale della sua Nona Sinfonia, ha spaventato tanto Gustav Mahler da trasformare un dato biografico in un tabù psicologico del Romanticismo.

Insomma… della serie: i conti, a volte, devono tornare per forza!

Appuntamento al quarto ed ultimo episodio (e sono sicura che non è e non sarà mai il nono) di questa rassegna che sarà pubblicato a breve. Di cosa parleremo? 

LEGGI gli articoli precedenti sulle “Opere maledette”

 

Le opere maledette e i misteri del palcoscenico Pt 3 – La Maledizione della Nona Sinfonia

Grafiche prodotte con supporto dell’AI.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *