Le opere maledette e i misteri del palcoscenico: Pt 1 – Il “Macbeth” di Shakespeare

Le Opere maledette e i misteri del palcoscenico Pt 1 - Il Macbeth di Shakespeare

Il mondo dello spettacolo è permeato di rituali, leggende e scaramanzie affascinanti. Dietro le quinte, si nasconde un universo dove il talento si intreccia non di rado con la superstizione. Quella che segue è la prima parte di una curiosa ricerca in cui mi sono cimentata recentemente, di cui proporrò i contenuti attraverso più articoli su “Racconti d’Arti”. Mi focalizzerò su alcune delle opere musicali e teatrali ritenute “maledette” o circondate da un’aura di mistero.

 

Da secoli, attori, cantanti e registi tramandano rituali e timori con la stessa dedizione riservata al copione: mai indossare il viola, mai augurare “buona fortuna”, ma un “merda” di cuore o un nordico “break a leg” (“rompiti una gamba”), mai fischiare in scena.

Esistono però nella storia dello spettacolo capolavori che hanno oltrepassato la scaramanzia per entrare nel mito delle “opere maledette”. Tragedie, melodrammi e sinfonie la cui fama non è legata soltanto al genio di chi le ha composte, ma a una scia imponente di incidenti, morti improvvise e sinistre coincidenze.

 

Il Macbeth di Shakespeare

La prima opera proposta è “il dramma innominabile” nel teatro anglosassone, dove è considerata sfortuna nera pronunciare il nome di questa tragedia all’interno di un teatro. Per questo motivo il Macbeth di Shakespeare – opera in cinque atti sull’avidità di potere e sulle sue nefaste conseguenze – è chiamato per convenzione The Scottish Play (Il dramma scozzese).

 

L’origine di questa superstizione

Tutto sarebbe nato da veri rituali di stregoneria che Shakespeare avrebbe inserito nel testo e dalla scia di incidenti reali che ha accompagnato l’opera nei secoli.

Se ti trovi all’interno di un teatro del mondo anglosassone, c’è una parola che non devi pronunciare mai a voce alta: Macbeth. Come già anticipato, gli attori lo chiamano con prudenza “Il dramma scozzese” o semplicemente “Quel dramma“.

Pronunciare il titolo della tragedia shakespeariana al di fuori delle prove significa attirare la catastrofe sull’intera compagnia; per spezzare il maleficio, il malcapitato è costretto a uscire dal teatro, compiere tre giri su se stesso, sputare, recitare un’offesa e chiedere il permesso di rientrare.

La leggenda attribuisce questa maledizione alle fonti stesse utilizzate dal Bardo inglese. Si racconta infatti che Shakespeare, per scrivere i celebri incantesimi delle tre streghe nel I e nel IV atto (“Double, double toil and trouble, ossia “Doppio, doppio travaglio e guaio” o “Affanno e travaglio”), avesse trascritto formule di vera magia nera apprese da un vero convento di fattucchiere. Offese dall’usurpazione dei loro rituali sacri, le streghe avrebbero scagliato una maledizione eterna sull’opera.

 

La storia del teatro ha registrato i miti tramandati come una cronaca di sinistri eventi reali:

  • La prima assoluta (1606): il giovane attore Boy Actor che doveva interpretare Lady Macbeth morì improvvisamente di febbre prima di salire sul palco. La tradizione vuole che fu lo stesso Shakespeare a subentrare nella parte.

  • I disordini di Astor Place (1849): a New York, la rivalità tra l’attore britannico
    William Charles Macready e l’americano Edwin Forrest, entrambi impegnati in produzioni contemporanee del Macbeth, sfociò in una sommossa di piazza davanti all’Astor Opera House, culminata in oltre venti morti e centinaia di feriti.

  • Membri di cast feriti: nel corso dei secoli si sono contati incidenti di ogni tipo: spade vere usate per errore nelle scene di duello al posto delle armi di scena, scenografie crollate e attori caduti dal palcoscenico nel buio delle quinte.

Siamo giunti alla fine di questa prima tappa. Se l’articolo ti ha incuriosito, ti invito a seguire il prossimo racconto che toccherà il mondo dell’opera lirica italiana. A presto! (Speriamo… )

 

LEGGI qui qualche informazione sul “Macbeth” di Shakespeare

Il Macbeth di Shakespeare

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