Eccoci con la seconda tappa di “Le opere maledette e i misteri del palcoscenico”! Dopo il “Macbeth” shakespeariano dell’articolo precedente, oggi facciamo un’incursione nel mistero associato all’opera lirica “La forza del destino” di Giuseppe Verdi. Il mondo dello spettacolo è permeato di rituali, leggende e scaramanzie affascinanti. Dietro le quinte, si nasconde un universo dove il talento si intreccia non di rado con la superstizione. Attraverso questa piccola rassegna, mi focalizzerò su alcune delle opere musicali e teatrali ritenute “maledette” o circondate da un’aura di mistero.
La forza del destino di Giuseppe Verdi: un tabù della lirica
Nel mondo dell’opera lirica, l’opera verdiana La forza del destino è famosa per la sua presunta “iettatura”.
L’opera in quattro atti è stata composta da Giuseppe Verdi nel 1862 per il Teatro Imperiale di San Pietroburgo. È considerata uno dei capolavori della lirica e uno dei lavori più complessi e maturi del compositore di Roncole, tra le figure simbolo del Risorgimento.
Il titolo stesso del dramma sembra un presagio tragico, ma è stata una concatenazione di eventi drammatici a stampare sull’opera il marchio di “portatrice di iettatura”.
Questa reputazione dell’opera è legata infatti al destino tragico che ha colpito molti dei suoi interpreti nel corso del Novecento, rendendo celebri alcuni aneddoti entrati a far parte dei miti che scuotono i teatri d’opera:
- Il dramma del Metropolitan (1960): il 4 marzo 1960, durante una recita al Metropolitan Opera House di New York, il celebre baritono americano Leonard Warren svenne e morì in scena.La coincidenza agghiacciante fu che la tragedia avvenne pochi momenti dopo aver cantato l’aria del III Atto “Morir! Tremenda cosa!“ e appena prima di intonare la frase “O gioia!”
- I rifiuti illustri: per decenni, artisti del calibro di Luciano Pavarotti evitarono accuratamente di cantare l’opera, mentre il soprano Renata Tebaldi, dopo una serie di contrattempi e disgrazie personali legati a produzioni dell’opera, scelse di non accostarsi mai più alla partitura.
Ancora oggi, in diversi teatri, prima di mettere in scena La forza del destino gli artisti compiono piccoli gesti scaramantici nel camerino per scongiurare la temuta sorte.
Curiosità
Il Terzo atto dell’opera si svolge a Velletri, a sud di Roma, mia città natale. Un elemento che può interessare particolarmente ai miei concittadini.
Più precisamente si fa riferimento ad una notte di battaglia tra l’esercito spagnolo e le truppe imperiali austriache, avvenuta realmente tra il 10 e l’11 agosto del 1744.
Durante la Guerra di successione austriaca, le truppe ispano-napoletane di Carlo di Borbone si accamparono a Velletri per difendere il Regno di Napoli dall’invasione austriaca. L’evento è quello che fa da sfondo al terzo atto dell’opera di Verdi.
Nella notte, gli austriaci lanciarono un attacco a sorpresa aggirando il monte Artemisio, riuscendo a entrare in città e assediare Palazzo Ginnetti per catturare il Re.
L’esercito ispano-napoletano reagì con vigore e respinse gli austriaci, ottenendo una vittoria decisiva che garantì l’indipendenza del Regno di Napoli.
LEGGI qui qualche informazione su La forza del destino di Giuseppe Verdi
LEGGI il primo articolo sul Macbeth di Shakespeare
Grafiche prodotte con supporto dell’Ai.
