Chiudiamo la rassegna tematica culturale “Atlante delle Meraviglie: Curiosità e Segreti dal Mondo” con la quarta puntata che testimonia alcune delle “Feste e i Rituali della Maschera nel Mondo”. Il mio augurio è quello di stimolare un po’ la tua curiosità per una ricerca personale. Buona lettura!
Prima ancora della nascita dei teatri al chiuso, il palcoscenico per gli spettacoli è stata la piazza. Nel mondo esistono tradizioni in cui la maschera e il costume non servono per recitare una finzione, ma per evocare spiriti, propiziarsi i cicli della terra e trasformare radicalmente chi li indossa, cancellando l’identità individuale per fondersi con il mito collettivo.
I Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada (Sardegna)

C’è qualcosa di ipnotico nella danza cupa e cadenzata di queste maschere di legno nero e pelli di pecora. I Mamuthones avanzano lentamente, portando sulle spalle il peso massiccio di trenta chili di campanacci, guidati dagli Issohadores in un rito antichissimo legato alla terra, alla fertilità e di passaggio.
Questa non è una semplice sfilata folkloristica, ma una delle rappresentazioni etnografiche più potenti del Mediterraneo, profondamente legata ai cicli agro-pastorali della Barbagia sarda.
I Mamuthones incarnano la parte oscura, tellurica e faticosa della terra. Avanzano con un incedere faticoso, quasi doloroso, piegati sotto il peso dei campanacci (su carriu) disposti sulla schiena e protetti da pelli di pecora bianca o nera (mastrucca).
La loro maschera lignea scura (issugheradu) ha lineamenti sofferenti o impassibili. A fare da contraltare ci sono gli Issohadores, vestiti con giubbe rosse, pantaloni bianchi e un copricapo caratteristico (berritta).
Questi ultimi non portano i campanacci, ma imbrigliano i presenti con una fune (sa soha) in un gesto propiziatorio di cattura benevola che simboleggia l’abbraccio della comunità, la fertilità e il legame indissolubile con la vita che rinasce.
Per approfondire: www.museomaschere.it
I Kukeri (Bulgaria)
Sembrano creature uscite direttamente da una fiaba scura o da un mito dimenticato. Vestiti di pellicce pesanti e sormontati da corna giganti, sfilano di villaggio in villaggio per spazzare via il male e invocare salute e abbondanza. Il loro passo pesante è accompagnato dal frastuono metallico delle grandi campane di bronzo legate in vita.
Le radici dei Kukeri affondano in antichissimi riti di origine tracia e dionisiaca celebrati nel cuore della penisola balcanica, per propiziare l’arrivo della primavera e la fecondità dei campi.
Durante le feste invernali e primaverili, gli uomini del villaggio si trasformano in divinità zoomorfe indossando enormi costumi di pelli di capra o di pecora. Sul capo portano maschere di legno intagliate a mano o imponenti corna ricurve. Intorno alla vita portano pesanti campane di bronzo (chanove).
Il loro ballo saltellato e vorticoso serve a produrre un frastuono assordante: secondo la tradizione, più forte è il baccano generato dai campanacci, più efficacemente gli spiriti maligni, il freddo e le avversità dell’inverno saranno costretti a fuggire dai villaggi.
Per approfondire: visitbulgaria.com
I Gilles di Binche (Belgio)
I Gilles indossano abiti coloratissimi imbottiti di paglia, maschere di cera dai volti tutti uguali e cappelli scenografici tempestati di piume di struzzo alti un metro.
Il Carnevale di Binche è uno dei più antichi d’Europa ed è stato proclamato dall’UNESCO “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità”. Al centro di tutto ci sono i Gilles, figure che compaiono in massa solo il Martedì Grasso.
Indossano abiti di juta ricamati con motivi araldici (leone belga) nei colori rosso, giallo e nero, generosamente imbottiti di paglia sulla schiena per conferire loro una caratteristica postura gobba e imponente.
Indossano una maschera di cera dai piccoli occhiali verdi e dai baffi arricciati – identica per tutti, a simboleggiare l’uguaglianza dei cittadini durante la festa.
Nel momento clou della sfilata, sfoggiano grandiosi cappelli piumati fatti con piume di struzzo bianche che possono pesare diversi chili e superare l’altezza di un metro. Durante la sfilata per le vie della città, lanciano arance alla folla come segno di buon augurio e prosperità.
Curiosità: per i Gilles di Binche, il costume e la maschera sono oggetti carichi di una sacralità quasi intoccabile.
Esiste infatti una regola ferrea: possono indossarli solo ed esclusivamente nel giorno del Martedì Grasso, e quei vestiti non possono uscire per nessun motivo dai confini di Binche. Altrimenti, perderebbero tutto il loro valore simbolico e si profanerebbe quindi una tradizione secolare.
Per approfondire: www.binche.be

