“Ti lancio un libro!” non è una minaccia, ma uno scherzoso modo di lanciare un’idea per una lettura. Non si tratta di recensioni – non mi occupo né di recensioni né di critiche –, ma di tanto in tanto suggerisco uno o più libri nuovi o pubblicati da tempo, da me letti, raccontandone curiosità o aspetti che mi hanno colpito di più. Oggi, segnalo un’edizione non censurata di “I Fiori del Male” di Charles Baudelaire nell’edizione non censurata della BUR, con le illustrazioni di Carlos Schwabe. Buona lettura!
(Charles Baudelaire (Parigi, 1821-1867)
sui carboni ardenti, il suo seno modellando
sulle stecche del busto, e dalla sua bocca di fragola
lasciava fluire queste parole, che profumavano di muschio:
‒ «Umide sono le mie labbra, io so come sedurre
in fondo a un letto l’antica coscienza.
Sul mio seno trionfante asciugo tutte le lacrime,
ai vecchi ridò il riso dei bambini.
La luna, il sole, il cielo e le stelle sono io
per chi mi vede nuda e senza veli!
Quando soffoco un uomo fra le mie braccia temute
o ai morso offro il mio petto, timida e libertina,
fragile e forte, sono così esperta di voluttà,
caro il mio saccente, che su questo materasso
che rimane estasiato gli angeli,
impotenti, si dannerebbero per me!»
mi girai languidamente verso di lei per darle un tenero
bacio, ma non vidi altro che un otre
dai fianchi viscidi, tutto pieno di pus!
Allo spavento raggelai e chiusi gli occhi e
quando li riaprii nella vivida luce,
invece di quel potente fantoccio
che sembrava aver fatto il pieno di sangue,
al mio fianco tremavano confusamente resti di scheletro
che si erano messo a stridere come un segnavento
o come un’insegna appesa ad un’asta di ferro
che il vento fa oscillare durante le notti d’inverno.

La copertina è un’illustrazione di Carlos Schwabe (Altona 1866-Avon 1926). Pittore, incisore, illustratore simbolista, tedesco. Considerato un precursore dell’Art Nouveau.
Le immagini di Schwabe nel libro, associate alle varie liriche, sono state create nel 1900 per illustrare una celebre edizione del capolavoro di Baudelaire. Un connubio potente e onirico.
“I Fiori del Male” sono un vero e proprio capolavoro della letteratura mondiale, l’opera che sovverte e rinnova la poesia moderna, la reiventa, conferendole una veste assolutamente nuova.
Racchiude da un lato l’amore per l’arte, rappresentato nel titolo dai fiori, e dall’altro dal male, quello racchiuso nella società contemporanea.

Un po’ di storia
Pochi giorni dopo la pubblicazione del suo libro, nel 1857, la raccolta, con più di 1000 liriche, provocò un enorme scandalo nella Francia dell’epoca, a causa dei temi considerati scabrosi e indecenti.
Il poeta fu processato per oltraggio alla morale e condannato a una pena pecuniaria e sei delle sue poesie furono censurate, costringendo l’editore a rimuoverle.
Nel 1861 uscì una seconda edizione, rivisitata e arricchita da 35 nuovi componimenti e divisa in 6 sezioni.
Le diverse sezioni dell’opera tracciano una sorta di biografia ideale – secondo alcuni ci sono reali riferimenti fortemente autobiografici -, un viaggio esistenziale che parte dalla presa di coscienza della propria estraneità rispetto al mondo circostante.
Questo percorso attraversa varie esperienze legate alla vita decadente della città, con il desiderio di evasione attraverso l’alcol, i paradisi artificiali della droga e relazioni amorose distruttive, tra cui quella carnale e sofferta con Jeanne Duval.
Da qui, il poeta giunge a una ribellione contro Dio, culminando in un rifiuto radicale della realtà che trova il suo compimento nella morte.

Questa edizione BUR del 2021 ridà nella sua interezza quella prima edizione censurata, con la sua architettura quasi dantesca, concepita per racchiudere “una terribile moralità”.
Fonti: La raccolta BUR (in foto)
