Tromsø, la “Porta dell’Artico” norvegese: il secondo giorno tra fiordi e spiagge atlantiche

Racconti d'Arti in Viaggio - Tromsø.

Per il terzo appuntamento di “Racconti d’Arti in Viaggio” sul mio recente viaggio a Tromsø, la “capitale artica” della Norvegia, dove sono stata dall’8 all’11 gennaio per vivere un’esperienza principalmente dedicata alla natura, vi porto tra alcuni fiordi sull’Atlantico e spiagge bianche. In questo articolo, vi racconterò la prima parte del secondo giorno della mia avventura; continuerò a mostrarvi le meraviglie di cui vi parlo con l’ausilio di video e foto. Nella seconda parte, nel prossimo articolo, andremo invece a “caccia di aurore boreali”. Buon viaggio!

Giorno  2

Venerdì 9 gennaio, con il gruppo con cui ero in viaggio, siamo partiti la mattina alle 9.30 (il fuso orario è lo stesso dell’Italia) dall’Isola di Tromsø per recarci con il bus verso i fiordi che si trovano nell’Isola Kvaløya (Isola delle Balene), per poi raggiungere l’isoletta con la spiaggia di Sommarøy, un villaggio di pescatori. I collegamenti tra queste zone sono tramite ponti che hanno lo stesso aspetto, in armonia con le forme delle montagne e questi fiordi, canali scavati dai ghiacciai.

Come ci ha raccontato la nostra guida Rabi, “fiordo” significa “attraversamento”, indicando l’attraversamento via mare, così come facevano i Sami, gli indigeni, e i Vichinghi, che per passare da una sponda all’altra del fiordo si muovevano con le barche e dunque dovevano conoscere l’arte della navigazione. Quella stessa arte che ha portato nel tempo questi ultimi a conquistare l’Islanda, la Groenlandia, arrivando anche al Mediterraneo e all’estremo est, verso il Mar Caspio, in Russia.

La Norvegia, per migliaia e migliaia di anni, durante il periodo dell’ultima Era Glaciale (oltre 20.000 anni fa fino a oltre 10.000 anni fa), è stata letteralmente inglobata dal Polo Nord. La Norvegia è stata totalmente coperta da ghiacciai molto profondi e molto spessi. Poi è sopraggiunto un cambiamento climatico che ha posto fine a quell’era di ghiacci e nel giro di 800-1000 anni, i ghiacciai sono scomparsi e sono affiorati i fiordi, ossia la traccia geologica più importante dell’ultima Era glaciale che ha dominato soprattutto la parte nord dell’emisfero boreale.

Tra i fiordi che abbiamo visitato, la profondità ha toccato anche 50-60 m, e ce ne sono di molto lunghi. In Norvegia, il fiordo più lungo è chiamato Sognefjord, “il re dei fiordi”, e misura di 205 km.

Curiosità

In Norvegia, ci sono 15 regioni chiamate Fylker, una parola dall’antico norreno, che era la lingua parlata dai vichinghi, i quali hanno dominato il Paese in piccoli regni, in guerra tra loro. Nel tempo e dopo l’indipendenza nel 1905, la Norvegia ha ripreso questo termine per indicare le regioni amministrative del Paese.

La lingua

Anche se il Paese ha una sua identità culturale, le varie regioni hanno una loro cultura e lingua dialettale. Seppur ufficialmente non sia indicato un numero esatto per i dialetti esistenti, la nostra guida ci ha parlato di circa 900 dialetti, nati nei vari villaggi, che erano isolati tra loro e quindi hanno sviluppato nel tempo una lingua locale.

Esistono due lingue scritte ufficiali: il Bokmål, basata sul danese (la Norvegia è stata una provincia danese, dominata anche dagli svedesi) e influenzata dai dialetti norvegesi orientali (Oslo), è la forma più diffusa (usata da circa l’85-90% della popolazione), predominante in ambito urbano e formale. È la più familiare ai danesi e agli svedesi. Infatti, seppur con delle differenze, quando norvegesi, svedesi e danesi parlano fra loro, possono comprendersi bene.

Il Nynorsk è invece una lingua basata più sui dialetti rurali, creata nel XIX secolo da Ivar Aasen, naturalista, glottologo e filologo norvegese, al fine di dare ai norvegesi una lingua nazionale e una cultura più autonome dalla lingua danese e più fedeli alle identità delle terre locali.

Attraverso un ponte dalla parte nord di Tromsø, abbiamo raggiunto − se non ricordo male, in circa due ore – l’Isola delle balene, che in norvegese si chiama Kvaløya. Perché l’hanno chiamata l’isola delle balene? Perché nell’antichità quell’isola isola era perlopiù abitata da cacciatori di balene e perché è molto comune avvistare balene alla ricerca di aringhe, di cui questi fiordi sono ricchi.

Una benedizione per la popolazione locale, secondo Rabi, perché le aringhe sono ricche di Omega 3 e di vitamina D e per molto tempo hanno aiutato la gente a sopravvivere alla notte polare e dunque alla mancanza di luce. Un periodo buio tuttora molto duro, perché inizia dal 28 novembre al 20 di gennaio.

Serena

Una volta arrivati, ci siamo fermati a godere del paesaggio mozzafiato – lascio che vi parlino le foto e i video –, immerso in un silenzio che ristora, con l’aria pura che “nutre” i polmoni.

A proposito, di mangiare, abbiamo fatto una pausa pranzo in un ristorante di Sommarøy, dove abbiamo mangiato zuppa di salmone e zuppa di renna, con il pane locale.

Curiosità 2

Durante il viaggio in bus, la nostra attenzione è caduta su una catena montuosa particolare, alla nostra sinistra. C’è una montagna che i norvegesi chiamano il “soldato che dorme”. Si vede un profilo umano e un corpo che giace a terra. Si racconta che sono morti moltissimi soldati in questa regione, ad esempio, quando sono arrivati i vichinghi, ma anche dopo, quando i danesi hanno tentato di occupare questa regione e gli abitanti non glielo lasciavano fare, ma soprattutto per via del numero elevato di soldati morti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Padroni di queste terre sono i Sami, che conosciamo come Lapponi, il popolo indigeno del nord della Norvegia, Finlandia, Svezia e Russia, con una loro cultura e lingua; a stretto contatto con la natura, motivo per cui hanno una radicata tradizione sciamanica, oltre ad avere storie ricche di miti. Secondo le loro credenze, le anime dei soldati morti nel corso del tempo sono ancora presenti in queste zone. Quella montagna sarebbe dunque abitata per lo più dai fantasmi dei soldati morti in battaglia. 

Vicino a un altro fiordo, per esempio si crede che ci sia il fantasma di una ragazza sami che è scomparsa nel nulla, circa sessanta anni fa, e che è morta probabilmente di stenti, forse persa nei boschi. Le credenze sami dicono che da allora lei si aggiri nella valle, alla ricerca di casa. Per i sami, anche le montagne hanno un’anima.


Eccoci alla spiaggia di Sommarøy (l’Isola dell’estate)!

Qui eravamo sull’Oceano Atlantico, il Mare di Norvegia è la sua parte settentrionale. Sabbie bianche e temperature che d’estate possono superare anche i 20°, per cui la gente amante del mare fa il bagno a temperature miti anche d’inverno, in realtà, e dunque meno fredde rispetto alla Svezia e soprattutto alla Finlandia, o a zone al confine con esse. Questo è possibile grazie alle correnti più calde provenienti da sud, ossia dal Golfo del Messico. Nei mesi estivi, è possibile fare il famoso “bagno di mezzanotte” con la luce, poiché il sole resta sempre al di sopra dell’orizzonte, per quasi ventiquattro ore.

Ci siamo fermati per una merenda a base di dolcetti tipici norvegesi a base di cannella, offerti dalla nostra guida. Poi il tempo per qualche foto di gruppo.

Davanti a noi, sulla destra era possibile vedere un’isoletta dal nome Oya (“isola”… sì, la fantasia), dalla facciata triangolare e dalla forma mooolto familiare. Già! è proprio l’isola a cui si è ispirato l’architetto Jan Inge Hovig, per progettare la Chiesa dell’Artico di Tromsø, di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente.

Oya

Ho scritto abbastanza. Nel video che segue su Sommarøy, vi invio un po’ di sano ossigeno.
Al prossimo articolo sulla gita alla ricerca dell’aurora boreale tra i boschi!

LEGGETE l’articolo precedente sul primo giorno a Tromsø città e sul Monte.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Contenuto protetto