“Radici”, in mostra il nuovo ciclo di opere di Sergio Gotti dedicato agli alberi. L’intervista

Sergio Gotti con la scultura in cartone simbolo della mostra

«Queste opere sono un omaggio ai grandi abitanti della nostra Madre Terra, che ho amato e rispettato fin da bambino.»

Questa è la frase che racchiude l’idea alla base di un ciclo di opere di pittura e scultura, realizzate dal maestro Sergio Gotti, in mostra fino a ottobre del 2026 presso l’Atelier – La Sartoria delle Idee, in via Sant’Antonio n. 4 a Velletri (Roma). Inaugurata con molta partecipazione, venerdì 31 luglio, l’esposizione personale dal titolo “Radici” è curata da Luca Rondoni, con testo critico di Veronica Panfili.

Il titolo “Radici” richiama il legame profondo tra uomo e ambiente. Gli alberi diventano simboli del tempo, della continuità e della forza della Madre Terra, trasformando il paesaggio in una riflessione sulla relazione tra l’uomo e il mondo naturale.

con Sergio Gotti
Con Sergio Gotti (Foto: Laura D’Andrea).

Quella in mostra – ci racconta Gotti – è una produzione che io avevo iniziato per un mio studio personale. Era poi un modo di omaggiare gli alberi, per i quali ho proprio una venerazione. Un giorno ho detto “Fammi provare a sperimentare la tecnica materica che io uso per creare degli alberi tridimensionali”.

Man mano che andavo avanti le cose cominciavano a piacermi. Ne ho fatta più di qualcuna. Un pezzo oggi, un pezzo domani, li tenevo a studio perché mi piace essere circondato da opere. Mi danno più forza, più energia. Più o meno ho iniziato i primi lavori nel 2022. È recente ma è sempre un’evoluzione delle opere su cui stai già lavorando. Molte sono sperimentazioni, da quelle più piccole prima di andare a lavorare sulla superficie grande. La tecnica quando è fresca mi permette di sbagliare, di togliere e ricominciare.

Poi Luca Rondoni, il curatore, è venuto a frequentare lo studio e ha insistito per organizzare una mostra. All’inaugurazione, c’era molta gente che ha apprezzato tantissimo. A me interessa l’emozione che ti si crea davanti all’opera. Ma è prima di tutto un omaggio agli alberi, questi grandi abitanti del pianeta.

La gente ancora non riesce a capire che sono loro che ci tengono in vita. Vediamo quello che succede con il continuo tagliare e la desertificazione. C’è troppa speculazione, per me, con un certo tipo di “green”.

Terreni coperti di pannelli solari che poi non si sa come smaltirli. Gli alberi comunicano tra di loro, è una società. In alcune parti, tu vedi che ci sono come dei corridoi sulle chiome, perché gli alberi si regolano da soli, senza toccarsi.

È straordinaria questa cosa, dentro c’è un Pensiero, io lo chiamo “Puro Pensiero”, come i nativi d’America che erano animisti. In ogni cosa, anche nella roccia c’è l’anima. E quindi l’albero è una grossa anima che ci tiene vivi. Una volta finiti gli alberi è finito tutto.

E allora, ecco, far ragionare chi sta davanti all’opera, farlo sentire partecipe. Anche sentirsi albero soprattutto. Abbraccia un albero e senti quanta energia riesce a darti.

Con Sergio durante l'intervista (Foto Laura D'Andrea)
Con Sergio durante l’intervista (Foto: Laura D’Andrea).

Pensiamo anche ai significati più esoterici e spirituali legati all’albero.

Come evoluzione, certo. Alcune “forme” proprio di descrizione degli alberi nelle società e nelle culture arcaiche. Gli alberi sono rappresentati come forma di vita potentissima.

Parliamo delle fasi di lavorazione di queste tue opere.

Ho iniziato sperimentando sul cartone, che mi serve pure per studiare la forma, i colori, le proporzioni.

Dopodiché passo all’utilizzo dei materiali. Questi delle opere in sala sono supporti alcuni in legno, altri sono in cartone e lavorati in modo che si mantengano senza imbarcarsi e deformarsi.

Ci sono sperimentazioni con opere materiche con strutture in legno poi rivestite con la materia e dipinte con vari colori tra cui l’oro, che dà maestà. È elevazione.

Per molti anni ti sei dedicato alla pittura, cosa ti ha spinto a passare alla scultura, in cartone?

Ho iniziato nel mio percorso a lavorare sulla tridimensionalità della pittura classica, con le luci, l’ombra, la prospettiva. Alla fine ho iniziato a trasformare il lavoro in una parte più complessa, con figure che si vedono e non si vedono, in un discorso molto più profondo.

Arrivato a un certo punto, non mi bastava più creare la tridimensionalità dipingendo e ho iniziato a sperimentare con questa materia che ho scoperto quasi 40 anni fa. E da là ci ho fatto di tutto. Ho iniziato a fare emergere quelle figure. Senza abbandonare la pittura, ho continuato a lavorare con la pittura a olio e il materiale, in materico, però poi ho avuto bisogno di sperimentare pure a scultura.

Ho detto “Mi serve un materiale povero, che però io posso trasformare in un’opera d’arte”. Tra l’altro, lavorando sugli alberi, qual era il materiale che mi ricollegava a essi? La carta, le fibre vegetali.

Quindi dagli alberi si ricava la cellulosa, da cui si ricava la carta, che ha dato all’uomo la possibilità di svilupparsi, di diventare più educato, di apprendere. Sulla carta hanno cominciato a stampare, a scrivere.

Vedi che è tutto collegato? Alla fine della cellulosa è il circolo, il cerchio sacro che si vede. E diventa una cosa viva, passando qui accanto alle opere, vedi la pittura e dal materico alla fine ti ritrovi davanti l’opera scultorea in cartone.

Lavorarlo per sezioni verticali mi permette di ottimizzare la resa della tridimensionalità, un’idea originale e innovativa rispetto alla resa dei piani assemblati in orizzontale.

 

La mostra “Radici” sarà visitabile presso l’Atelier fino a ottobre, su prenotazione: cell. 349.3562779 – 391.3380549.

Nel frattempo, Sergio Gotti ci ha anticipato che proprio per ottobre è prevista una nuova mostra nell’Area delle SS. Stimmate, per un nuovo progetto immersivo dedicato a “Madre Terra”, alle sue profondità, all’acqua.

Queste sono alcune indicazioni che possiamo svelare al pubblico, in attesa di comunicazioni ufficiali.

(Intervista pubblicata anche sul giornale l’Artemisio di Velletri)

Nota bio

Poliedrico artista nato a Cisterna di Latina e diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte “J. Romani” di Velletri (Roma), Sergio Gotti spazia dalla pittura alla scultura, dalla scenografia agli allestimenti museali. La sua attività espositiva è caratterizzata dalla continua ricerca di nuovi temi espressivi.

Vanta numerose esposizioni e premi, sia in Italia che all’estero.

Dalla prima metà degli anni ’90 si definiscono i primi grandi cicli pittorici destinati a segnare l’evoluzione dell’artista. Dal “Simposio di Arti Figurative” di Velica Gorica, presso Zagabria in Croazia, nel 1994, al “Festival dei Due Mondi” a Spoleto, nel ’96. In America espone presso la “Antony L. Rhea Gallery” di Denver nel 1997 e, successivamente, presso l’”Agora Gallery” di New York. Nel 2002 è la volta di “Daedalus, l’artista nel suo labirinto”, dove per la prima volta l’artista mette a nudo la sua anima.

Nel 2012 viene selezionato per la “54° Biennale di Venezia, pad. Italia”, presso Palazzo Nervi a Torino. Nel 2013, in Spagna, espone la personale “Contaminaciòn” presso la galleria A”rt Fusion BNC” di Barcellona.

Il tema del labirinto compare spesso nella produzione artistica di Gotti, che lo propone anche nel 2014 nella mostra personale “Menschen, das Labyrinth und seine Geheimnisse”, dedicata a Michel Ende ed esposta sia a Garmisch-Partenchirchen che a Monaco di Baviera in Germania.

Nello stesso anno partecipa alla “Triennale di Arti visive” di Roma e al “4° Festival Internazionale dell’Arte” presso l’Ambasciata Irachena di Roma. Nel 2015 è invitato a partecipare alla Biennale internazionale della carta, “Cartasia”, a Lucca, sia nella sezione artistica che in quella di design; nello stesso anno realizza l’opera “Madre Africa” per l’evento benefico “Night for Women”.

Nel 2017 gli viene commissionata un’opera scultorea ispirata alla figura di Amedeo Modigliani per la sede di Casa Modigliani a Spoleto (PG) e realizzata interamente in cartone. Lo stesso anno partecipa alla “Milano Design Week”.

Nel 2018, con il sostegno della Regione Lazio, espone in anteprima, nella sua Città di adozione, un’opera imponente e ambiziosa soprattutto perché realizzata in cartone: “Caos e Silenzio”. Potremmo definirla una installazione teatralizzata, dove una galleria di ritratti, maschere e volti ricoprono una scatola-contenitore talmente grande da poterci entrare dentro. L’opera è stata esposta successivamente a Città di Castello, in Umbria, nel 2019.

Nel 2023 espone presso l’Area Archeologica delle SS. Stimmate a Velletri (RM), uno dei luoghi più suggestivi della città, la personale “La ricerca dell’invisibile”. La mostra è stata esposta negli anni successivi a Gaeta, presso la “Pinacoteca A. Sapone” e a Montefiascone, presso la Rocca dei Papi.

Una sua opera è esposta in modo permanente presso il centro espositivo “La Vaccheria” a Roma e una presso il “Museo Archeologico O. Nardini” di Velletri (Roma).

Vince numerosi premi pittorici su scala nazionale – partecipando a rassegne come Arte nel Solstizio d’Estate presso Città di Castello (PG) – e internazionale e vince il premio “Maker of merit” nella sezione nuove forme d’arte della “Maker Faire Europe edition” di Roma nel 2016 e nuovamente nell’ edizione 2024.

Felice connubio, inoltre, quello con il teatro per il quale realizza numerose scenografie, tra cui quelle per La Buona Novella di F. De Andrè, nel 2005 e per I suggeritori di D. Buzza- ti, nel 2009.

Dalla collaborazione con l’amico e regista Gennaro Duccilli e la Compagnia Teatro della Luce e dell’Ombra, nascono le scenografie per Dr Jekyll e Mr Hyde nel 2015, Olokaustos 1944, realizzata nel 2017, quelle per Il Crogiuolo di A. Miller, Romeo e Giulietta di W. Shakespeare nel 2018, Don Chisciotte di M. de Cervantes nel 2019 e Caligola di A. Camus nel 2023, solo per citarne alcune.

Nel 2021 vince il Premio Sampietrino d’Oro e nel 2023 a Napoli il Premio internazionale scintilla dell’ingegno entrambi per la scenografia.

È anche autore di scenografie e diorami museali, come quelli per il Museo di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani di Velletri (RM).

Alcune opere in cartone sono presenti in diversi musei e pinacoteche italiane e non, come “Icaro” che è in permanenza presso il centro espositivo La Vaccheria, nel cuore dell’Eur, a Roma, “Il Minotauro” presso il Museo Archeologico di Velletri e due opere delle Città Invisibili che si trovano a Gaeta, esposte nella Pinacoteca comunale A. Sapone.

LEGGI L’intervista precedente a Sergio Gotti

 

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