Massimiliano Diana è un ragazzo sardo di 34 anni, che fa il fotografo e che ho conosciuto tramite i suoi canali social, dove realizza brevi video in giro per la Sardegna (e non solo), in cui realizza ritratti fotografici a persone che incontra sulla sua strada e con cui dialoga per conoscere le loro storie, i loro sogni. Talvolta sono persone in difficoltà, che riescono poi a ricevere aiuto. Sono incontri da cui ci si arricchisce umanamente e ci si sente meno soli. Oggi, invece, è Massimiliano a raccontarsi qui, anche con confidenze molto delicate di cui lo ringrazio. Questo blog è un mezzo di diffusione culturale “dal basso”, ossia fatto da chi racconta in prima persona il proprio progetto creativo, culturale, artistico, in prima persona. Il focus di “Racconti d’Arti” è prima di tutto l’Essere Umano e l’Anima dietro al progetto, che si racconta. Dimensioni, per me, da recuperare con urgenza. Il blog è nato come diario personale di crescita e resta tuttora un omaggio ai talenti personali, ai sogni che si possono realizzare se prendiamo coraggio e ci mettiamo in gioco. Male che vada, ci avremo provato, ma probabilmente potremmo trovare anche altro che funzioni ancora meglio per noi. A volte si tratta di un vero e proprio riscatto, soprattutto ai nostri occhi. Spesso questi progetti hanno un impatto sociale, perché portano benefici tra chi si incontra. L’intervista a Massimiliano ne è un esempio. Buona lettura!
Ciao Massimiliano, benvenuto a “Racconti d’Arti” e grazie per la tua disponibilità. Parlaci un po’ di te, del tuo lavoro e della passione per la fotografia.
Allora, io sono un ragazzo che ha avuto una vita abbastanza difficile, nel senso che comunque nonostante i miei genitori abbiano sempre cercato di dare il meglio possibile e mi abbiano anche sempre supportato a livello economico, standomi vicino anche nelle varie scelte, ho comunque vissuto delle difficoltà a livello di depressione e salute mentale. Questo mi ha portato ad avere una vita che è stata bloccata molto a lungo.
Dai 18 anni fino ai 28-29 non ho praticamente fatto nulla, perché che stavo in casa ad arrovellarmi il cervello, un po’ facendo quel tipo di pensieri che sono un rimuginio, con tanta ansia, tanta paura. Però io in realtà sono una persona forte, quindi non mi è mai andata giù questa cosa. Solo che non riuscivo a trovare questi input che mi potessero portar fuori. E io ritengo di aver avuto due maggiori input.
Il primo è stato conoscere la mia ex ragazza, con la quale sono stato sette anni, che è stata una persona che è riuscita a starmi accanto nel periodo peggiore, quando io ho scoperto queste cose, quando io effettivamente le ho dovute prendere in mano e senza di lei non ci sarei riuscito. Quando l’ho conosciuta si era appena laureata in psicologia, poi è diventata psicologa durante l’arco della relazione e questo ha sicuramente contribuito alla capacità che aveva di capirmi e soprattutto di avere pazienza.
Ho preso il diploma concludendo il percorso di studi a 30 anni, perché l’avevo mollato durante la scuola, dove proprio non andavo più perché appunto non stavo bene. Dopo il diploma, ho fatto gli esami di ammissione per Informatica all’Università, li ho passati, ma proprio mentre stavo decidendo se immatricolarmi o meno, ho scoperto la fotografia.
Ho avuto modo di provare a fare delle foto con una macchina fotografica anche in un viaggio da turista a Bologna, dove avevo vissuto due anni, e mi sono divertito molto. Quando sono tornato a Cagliari, ho giocato un po’ con la macchina e lì ho capito che era la mia strada, che con due parti del mio carattere che sono molto importanti e cioè l’entusiasmo e l’intraprendenza sarei riuscito a farne un lavoro. Ho comprato una macchina fotografica molto costosa, ho pagato 2.000 euro più 900 dell’obiettivo. Io questi soldi non li avevo, però li ho rateizzati con Amazon. Ho detto: “Bene, faccio dei lavoretti nel mentre, per potermela permettere”.
Ho lavorato in un call center per un anno, finché non ho deciso di fare il salto di qualità della mia vita, rischioso e di provare a lavorare solo con la la fotografia. Infatti poi ho aperto anche partita IVA, lasciando un posto, diciamo, fisso per una strada nuova. Questo è come ci sono arrivato.
Poi, siccome mi piacciono molto i ritratti e mi piace molto anche interfacciarmi con le persone, sono arrivato a fare questo format, che, ci tengo sempre a specificare, non ho inventato io. Io ho solo provato a dare la mia visione. Mi ha divertito, ho notato tanto riscontro e quindi l’ho proseguito.
Come sei passato dalla fotografia al tuo spazio social dedicato a “fermare i passanti e cogliere attimi”? Cosa ti ha spinto?
Il progetto si è evoluto molto. Siamo passati da un progetto fotografico a un progetto sociale.
Ho visto dei video di persone non italiane che facevano una cosa simile in giro per il mondo, cioè fermavano le persone in giro per strada per fare foto. Ho provato a farlo anch’io ed è stato complesso iniziare, perché comunque è uno scoglio il fatto di dire “Mah chissà”. Allora mi sono avvicinato alle persone, ho fatto delle foto e poi sono reso conto che loro chiacchieravano. E così mi sono detto “Ma perché non inserire anche questa parte di chiacchiera nel video?” Anche perché ogni tanto mi capita di vedere questi video dove la gente chiacchiera con sconosciuti, fa domande senza la parte fotografia. Inseriamole tutte e due.
Cerco di fare un montaggio dinamico, divertente, veloce che non lasci tempi morti, che avvolga lo spettatore, che gli dia sempre qualcosa Quindi in quel minuto e mezzo, ci deve essere sempre un qualcosa che lo spettatore può apprezzare, che siano delle foto, una chiacchiera, che sia quello che deve essere. Siamo passati da solo foto a chiacchiere proprio perché è stata una naturale conseguenza.
Poi è diventato sociale dal momento che, senza prevederlo, ci sono così tanti argomenti nel mondo e così tante persone che vivono così tante storie, diverse, che alla fine è saltato fuori di tutto: la coppia omosessuale; i ragazzi americani che si vogliono sposare molto giovani; i ragazzi italiani che invece al matrimonio non vogliono pensare; il ragazzo del Burkina Faso che è scappato per condizioni disastrose nel suo Paese e viene qui con la speranza; il cinese nato in Sardegna, a Cagliari, che apre un locale e si sente molto sardo. Poi, i senzatetto che magari da anni non vedono la famiglia che li ha ritrovati magari grazie al video; persone che sono riuscite a entrare in comunità per alcolisti dopo che il mio video è andato virale. Quindi è diventato proprio un progetto che ha potuto portare uno scopo ulteriore rispetto a quello meramente della fotografia o del contenuto social.
E poi ha migliorato me. Io ho avuto dei periodi in cui ho vissuto dissociato dalla realtà, dove non riuscivo più a distinguere cos’era social, cos’era reale, un comportamento funzionale da un comportamento disfunzionale. Ho avuto veramente una vita di alti e bassi, ma dopo che ho iniziato questa attività, ho avuto modo di imparare tanto, di vivere la vita terrena; mi sono riconnesso alla quotidianità e al pragmatico, quando in realtà può sembrare che sia il contrario. Io alla mia ex ragazza – un giorno stavamo chiacchierando –, le dissi “Ma lo sai che da quando ho iniziato a fare questa cosa uso meno i social, sto meno al cellulare?”
Tra le numerose persone che hai incontrato, quali sono gli incontri che ti hanno colpito di più? Cosa ti hanno trasmesso?
Non mi piace fare una classifica, trovare dei preferiti o cose di questo tipo, perché comunque io credo che ogni persona abbia la sua storia, una bella storia d’amore, un amore di sofferenza, una storia di tristezza, di una vita altalenante, di una vita pienamente soddisfacente. Questa moltitudine ed eterogeneità di persone che ho trovato e di vite che ho ascoltato mi ha permesso di non rendere i contenuti tutti uguali.
Ti dico quello che credo possa essere uno dei miei pregi nel fare questo format. Io noto che molte volte, chi fa questo format in giro per il mondo, in giro per l’Italia, tende a fare tutto in modo molto schematico, domande sempre simili “mi ha colpito il tuo stile”, “che cosa fai nella vita”, eccetera. Io, invece, al di là di alcune domande che sono un pochino preimpostate come “il tuo più grande sogno”, “il tuo più grande rimpianto” e cose di questo tipo, mi sono reso conto che quello che piace molto dei miei video è il motivo per il quale le persone poi si sciolgono molto con me; è la mia capacità di intervenire nel momento giusto sull’argomento che quella persona mi ha proposto, quindi diventa proprio uno scambio originale. Diventa una danza a due in cui la persona mi racconta determinate cose, mi dice che cosa fa, che cosa ha provato e che cosa ha vissuto e allora a me lì vengono le idee per intervenire, con qualcosa di personale e originale.
Per esempio, parlavo con una ragazza che ha un cane con il quale fa dei contenuti social. Io non avevo idea di che domande farle nei primi cinque minuti, ma chiacchierando, poi le ho fatto una domanda che lei ha definito particolare. Noi diamo per scontato che siamo sempre stati nella nostra vita come siamo adesso. In realtà, se noi ci fermiamo due secondi a pensare, eravamo diversi prima di una relazione, prima di una rottura, nel periodo di un altro lavoro, quando vivevamo da un’altra parte.
Noi siamo tante versioni di noi stessi, come dice Pierluisa in uno dei video che ho fatto, una donna meravigliosa che ho incontrato. Io le ho fatto questa domanda: “Ma tu ti ricordi com’eri prima di incontrare questo cane?” E poi: “Ma tu hai mai vissuto la solitudine prima?” In questo modo l’ho portata a raccontarsi, a raccontare la differenza tra il prima e il dopo. Però la domanda non è com’era prima e com’è e dopo, capito? Va ad essere un pochino più originale.
Tutti quelli che incontro mi lasciano una grande traccia, tutto l’insieme. Poi certo, c’è la persona che mi ha ricambiato la domanda chiedendomi se ero felice anch’io e questa cosa a me ha fatto chiaramente molto piacere. Oppure c’è la persona che è stata ritrovata dalla famiglia, dopo mesi in cui era scappato di casa, non dico un clochard, ma un ragazzo particolare che ho incontrato a Buon Cammino (Santuario a Iglesias ndr), che era scappato dalla famiglia napoletana trapiantata in Germania. Lo hanno trovato grazie al mio video.
Senzatetto come Efisio, che è riuscito a entrare in comunità per problemi di alcolismo, dopo che la comunità ha visto il video. Ci sono contenuti con mio fratello, che ho cercato di includere all’interno dei miei progetti perché è un ragazzo disabile. Ci ho pensato molto perché le persone potrebbero dire: “Eh, ma sfrutti tuo fratello per fare visualizzazioni e per fare soldi”. Poi mi sono reso conto e mi sono detto: “Ma perché privare me ma anche mio fratello di una cosa così bella, quando posso semplicemente raccontare genuinamente una realtà? Poi il fatto che uno ci possa guadagnare o meno è un altro discorso”. I miei genitori mi hanno detto: “Ma sì perché non coinvolgi Fabio in qualche video?” Allora ho detto sì.

Attraverso queste esperienze, cosa hai conosciuto di te?
Ho conosciuto una persona in grado di ascoltare, e non è scontato, perché io ho l’ADHD, il disturbo di attenzione e iperattività, che tra i tanti sintomi, tra le tante rotture di scatole che porta, al di là di alcuni benefici, c’è proprio il fatto di avere difficoltà molte volte a far parlare qualcuno. Si tende molto a interrompere, a essere poco interessati a quello che dicono, a meno che non sia proprio super inerente a quello di cui hai voglia in quel momento. Quindi io mi sono riscoperto ascoltatore cosa che avevo perso tantissimo negli ultimi anni.
Quando avevo tra i 14 e i 16 anni ero un ragazzo che ascoltava tantissimo. Venivano tutti a confidarsi, a chiedermi consigli, a raccontarmi i loro problemi. E io avevo piacere nello stare zitto e ascoltare. È strano, perché se sei ADHD, lo sei per tutta la vita. Eppure da ragazzo avevo questa calma che se n’è un po’ andata, probabilmente con le difficoltà che ho vissuto. Ho subito un tradimento molto brutto in una relazione. Quindi son passato dall’essere una persona molto sicura di sé, quando ero ragazzino – su alcune cose almeno −, a una persona con una ferita molto profonda.
Molte volte non riesci più a essere pacato e ad ascoltare, perché hai la necessità di vomitare fuori tutto per paura di non andar bene. Quando tu sei molto ferito a volte ti chiudi troppo, ma ti apri anche troppo per un meccanismo di difesa: parlare troppo, non lasciare spazio, riempire i vuoti. Poi è emerso all’interno di queste difficoltà ancora di più il mio essere ADHD. In quei dieci anni di grande difficoltà, io non sono riuscito ad allontanarmi dal me stesso che si crogiolava nel dolore, che fondamentalmente conteneva se stesso all’interno di quella comfort zone di sofferenza.
L’esperienza di questo progetto mi fa scoprire che uscire dalla comfort zone è gratificante. Ti fa conoscere tante cose nuove. Vedi diversi aspetti delle delle persone. Conosci diverse realtà. Ascolti tanti consigli. Ho conosciuto un po’ di me conoscendo un po’ degli altri. Io mi stimo molto da quando ho iniziato a crescere grazie a questo format, perché sono riuscito anche a raddrizzare tante cose, comportamenti autosabotanti.
Ha la sua dose di difficoltà fare quello che faccio, perché io molte volte sto chiuso in casa, che dovrei andare a registrare dieci video perché mi servono contenuti e non ce la faccio, mi faccio prendere dal panico “E se tutti mi dicono di no?” e “Se non piaccio?” e “Se non va bene?”. Poi, però, una volta che sono lì per strada, diventa tutto in discesa, soprattutto dopo la prima persona che mi dice di sì. Chiaramente il pubblico vede un minuto, un minuto e mezzo di chiacchierata, ma molte volte ce ne sono di 10-15-20 minuti e questo porta entrambi ad aprirsi.
Ti faccio una domanda che spesso fai alle persone con cui dialoghi: ti senti felice in questo periodo di vita, attraverso quello che fai?
Non mi sento felice, in generale, perché io credo che ci sono ancora troppe cose da sistemare nella mia vita. Ci sono dei rami secchi da potare; ci sono invece piantine appena entrate da innaffiare. In questo momento, sono in una fase ancora precaria per quanto riguarda anche la salute mentale. Per quanto riguarda alcuni lavori, ti dico che sono sicuramente soddisfatto della strada che ho intrapreso. Sono fiero della persona che sto diventando, della maturità che sviluppando, delle responsabilità che sto imparando a prendere.
Perché per me la felicità vuol dire poter essere tranquillo, sapere che non tutto può andare nel verso giusto, ma comunque tu hai una terra molto salda sotto i piedi, che io in teoria ho, perché i miei genitori ci sono, le mie sorelle, quindi un posto in cui stare c’è. Però è anche vero che io voglio costruire la MIA terra sotto i piedi, quello che in questo momento sto facendo.
È anche difficile per me essere felice pienamente, perché comunque io non ho solo ADHD e non soffro solo di depressione, ma ho anche altre diagnosi di cui non ho mai parlato pubblicamente, che sono importanti, senza entrare ancora nello specifico. Magari ne parlerò più avanti. È una una costante battaglia con me stesso, dover imparare come funziona il mondo, quando ad altre persone alcune cose sembrano ovvie. Imparare ad avere a che fare con quelle che sono le mie sensazioni emotive che sono molto più forti rispetto a quelle che dovrebbero essere, magari, su determinate cose. Quindi su molte cose, è una vita sul filo del rasoio.
Cerco una stabilità, una serenità. Arriverà mai? Rispetto a tre anni fa sono sicuramente una persona molto più stabile, molto più equilibrata, molto più tranquilla.
Hai altri progetti che vorresti realizzare, non necessariamente legati alla fotografia?
Sì, ho tantissimi progetti in mente. In questo momento lavoro su quattro social almeno: YouTube, Instagram, TikTok e Facebook. Ognuno di questi ha le proprie caratteristiche, quindi anche il proprio pubblico. A me vengono idee per personalizzare ciò che faccio sulla base anche della piattaforma su cui sto pubblicando. E il mio format, dove vado per strada e parlo con persone, è molto versatile.
Che cosa c’è all’interno dell’andare per strada? C’è il viaggio anche, quindi si possono fare i contenuti sui viaggi. C’è la fotografia, quindi si possono fare contenuti fotografici, anche magari parlando di attrezzatura. C’è la chiacchiera, l’intervista, quindi potrei fare podcast. C’è la possibilità di intervistare persone veramente molto interessanti che potrebbero essere eventualmente ospiti in un teatro, dal vivo, per un convegno, una chiacchiera, un intervento. C’è la componente sociale, quindi raccolta fondi, aiuti umanitari, aiuti di qualsiasi tipo. Ho tante idee.
Poi parlo anche di salute mentale. Ho intenzione di fare dei format anche su YouTube che possano rimandare a quello che è l’emotività, la gestione dei propri sentimenti e cose di questo tipo. Mi piacerebbe, per esempio, fare dei format che possano far rilassare le persone mentre si stanno per addormentare o magari mentre studiano. Un po’ alla lontana, ma dato che parlo di salute mentale, di benessere può essere comunque collegato a quello che è il mio format.
Ecco, una cosa degli ADHD che si sottovaluta spesso è che hanno molte difficoltà su tante cose, ma ci sono anche dei cosiddetti “superpoteri”. Uno di questi è la grande creatività, la grande mole di idee che vengono. E io da quando mi sto prendendo cura della ADHD, sto riuscendo anche a fermarle di più queste idee. Scrivermele, organizzarle, svilupparle. Ne sviluppo l’1% del 100% che vorrei, però siamo sulla sulla buona strada. E niente, è tutto.
Per guardare i video incontri e seguire le attività di Massimiliano Diana:
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