L’orafo Fabio Pontecorvi si racconta in un’intervista, con una riflessione sull’artigianato di oggi

L’orafo Fabio Pontecorvi si racconta in un'intervista, con una riflessione sull'artigianato di oggi

Fabio Pontecorvi, veliterno classe 1971, è uno dei più attivi e apprezzati orafi del territorio ed è presidente dell’Associazione ArteMestieri Castelli Romani. Nel 1992, ha iniziato a lavorare come orafo artigiano, con esperienze formative presso altri artigiani, fino ad aprire una sua bottega nel 2011. La “Pontecorvi Gioielli” dal 2022 è in via Guido Nati n. 23, a Velletri (Roma), dove l’artigiano orafo progetta e realizza i suoi gioielli, lavorando in oro, argento e bronzo. L’ho intervistato per conoscerlo meglio e per riflettere insieme sulle difficoltà ma anche i punti forti dell’artigianato italiano, oggi. Buona lettura!

Fabio Pontecorvi ha realizzato nel tempo diverse opere importanti, come la croce bizantina in argento donata a Papa Francesco all’udienza con il liceo Artistico Cederna nel 2014, la riproduzione della Crux Veliterna per il cardinale Francis Arinze e la croce pettorale in argento per mons. Vincenzo Apicella, ex vescovo della Diocesi Velletri-Segni. Nel 2017, ha fondato il brand Credo Gioielli, nato dal desiderio di fondere insieme filosofia, spiritualità con la bellezza e la cultura dell’arte orafa del territorio.

Ho incontrato Fabio nel suo laboratorio per farci raccontare la sua arte orafa e parlare delle attuali difficoltà dell’artigianato.

Fin da piccolo sono stato un appassionato di disegno, d’arte. Collaboravo anche con la maestra, che mi faceva fare disegni per giornalino della scuola. Alle medie al Fontanaccio, oggi “De Rossi”, scuola all’epoca annessa all’Istituto d’Arte “Juana Romani”, si facevano materie artistiche, si faceva plastica, la manipolazione dell’argilla. Quindi la scelta poi dell’Istituto d’arte è stata un po’ consequenziale.

All’Istituto c’erano tre sezioni: architettura, ceramica e oreficeria. Io non conoscevo il mondo dell’oreficeria, quindi per me veramente era una cosa nuova, però mi affascinava il discorso di creare dei gioielli. Parliamo degli anni Ottanta, quando c’era il boom nel settore.

Dopo l’Istituto d’Arte hai avuto esperienze in alcune botteghe locali. Dopo quanto sei riuscito ad aprirne una tua?

Uscito dall’Istituto, ho iniziato a lavorare in un laboratorio a Velletri e da lì è partito tutto. Mi sono appassionato a questo lavoro, nel periodo dove tutto si creava a mano. Ormai, oggi, con la tecnologia, tutto quello che noi vediamo nelle gioiellerie di tutto il mondo è creato con progettazione 3D e poi viene fatta la stampa e tutto il resto.

Poi ho lavorato in diversi laboratori a Velletri; per ultimo a Colonna, dove c’è un artigiano orafo che adesso lavora prettamente per Bulgari. Poi per un periodo ho lasciato questo lavoro da dipendente per mancanza di garanzie e stabilità e ho lavorato in un’azienda agroalimentare di produzione biologica, dove c’erano laboratori di falegnameria, tessitura e un laboratorio di iconografia, con due sorelle che avevano fatto un corso d’iconografia bizantina da Giovanni Mezzalira, uno dei precursori in Italia. Quando finivo di lavorare, andavo lì e vedevo come facevano i colori con i pigmenti naturali, con l’uovo, aceto.

Ho fatto qualcosa con loro poi mi sono specializzato con l’iconografo Antonio De Benedictis. Ho iniziato a fare cose per me, ma anche icone su commissione. Per due anni ho insegnato iconografia in un’aula del Museo Diocesano di Velletri. Poi ho lasciato perché mi prendeva troppo tempo e per riprendere in mano quello che era stato il mio lavoro. Ho aperto la partita IVA e ho ricominciato praticamente da zero, dopo circa dieci anni. Nel 2011, ho iniziato a lavorare in un mio laboratorio in via Furio. Nel 2014, ho aperto in via San Francesco la prima bottega aperta al pubblico.

Quanto è difficile essere orafi artigiani oggi e portare avanti una bottega?

Ecco a un ragazzo che si approccia oggi al mondo dell’oreficeria io auguro di guardarsi intorno. È un momento abbastanza difficile, perché l’oro sta al massimo storico, come anche l’argento; è cambiata la cultura del regalo: una volta c’erano battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, quindi la cultura di fare l’oggetto d’oro creato a mano, con costi che erano tutto sommato accessibili.

È cambiato tutto. I giovani optano più per un telefonino e gli adulti preferiscono farsi un viaggio, invece di investire su una creazione artigianale. Non c’è proprio più la cultura della qualità di quello che si acquista, che richiede anche il tempo di realizzazione per un pezzo che può essere unico e personalizzato. C’è un consumo veloce, si acquista online oppure quella che è una produzione industriale, con costi più bassi.

Per quanto riguarda l’artigianato, io penso che sia un momento difficile un po’ per tutti i settori, anche se alcuni forse ne risentono un po’ meno. Il settore dell’oreficeria riguarda il lusso, dove non stai vendendo comunque un bene primario, di così importante da non poterne fare a meno.

Come cerchi di proseguire?

Sto cercando di puntare tanto sull’unicità degli oggetti. Ci lavoro tantissimo e mi piace, anche se a volte non c’è un riscontro. Cerco di praticare l’ascolto del cliente che viene, per capire il tipo di persona e comprendere come vuole il gioiello. Cerco di renderlo partecipe nelle fasi di lavorazione, fin dal bozzetto.

L’ultima parola ce l’ha sempre il cliente, considerando la fattibilità dell’oggetto, anche in base al suo budget. C’è il cliente un po’ più facoltoso, ma non è così semplice, perché è cambiata la cultura del regalo, come dicevo. Sto cercando di alzare il livello delle cose che faccio, ma è un momento abbastanza difficile, per tutti.

Parliamo dell’associazione ArteMestieri Castelli Romani, che promuove la cultura, l’arte e l’artigianato del territorio.

Ho creato questa associazione nel 2014, insieme ad altri amici, per far conoscere gli artisti del territorio e le loro opere, associando a questo corsi di pittura e di ceramica. Abbiamo iniziato a Velletri con la mostra di pittura durante la Festa dell’Uva, con il premio Grappolo d’Oro.

Poi a Lanuvio, per tre anni, abbiamo fatto il percorso “Arte nei Castelli”, una collettiva di pittura della durata di quattro-cinque giorni, unendola alla presentazione del libro di un autore dei Castelli Romani, durante l’inaugurazione, e un momento di musica con artisti sempre del territorio. A Castel Gandolfo, abbiamo fatto “Art & Food”, con una sorta di corso di mosaico insieme a una mosaicista sul corso della cittadina, collegata a un momento dedicato al cibo.

A Velletri, abbiamo fatto “Art & Museum”, laboratori di disegno con Massimo Consoli; corsi di ceramica collegati alla visita dei vari musei di Velletri. Poi abbiamo fatto corsi specifici di pittura fino al periodo del Covid. Dopo un periodo di fermo, nel 2022-2023 abbiamo ricominciato, con mostre collettive alla Festa dell’Uva, alla Festa delle Camelie. Alla Casa delle Culture, è nata una collaborazione con la Mondadori tramite mostre personali di artisti del territorio, inserite nelle varie presentazioni degli scrittori.

Che progetti nuovi ci sono?

Con la Volsca Ambiente, stiamo organizzando una collettiva di pittura dal titolo “Arte e materia rinata. Cicli e trasformazioni”, dedicata al tema del riciclo e della sostenibilità. Si tratta di opere realizzate con rifiuti riciclati, unendo pigmenti a materiali di recupero. La mostra sarà inaugurata a maggio e sarà itinerante nei Castelli Romani: Velletri, Albano, Genzano, Lariano, Lanuvio.

Per info sulla mostra e per candidarsi alla partecipazione, entro il 28 marzo: artemestiericastelliromani@gmail.com

Serena Squanquerillo

Contenuti pubblicati anche sul giornale locale “l’Artemisio” del 31 gennaio.

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