Studiare direttamente sul campo, in modo immersivo, è sempre stato e resta il mio modo preferito e naturale. Ho appena ultimato la Trilogia del Guardiano del Tempo, che mi ha fatto sudare molto perché va oltre le mie aspettative e capacità personali, quelle di cui sono consapevole almeno.
SI tratta di un’esperienza potente e viva, dal senso di tensione e urgenza del tempo scandito, che scorre a velocità differenti, mi immergo alla fine nella distensione e dissolvenza sublime dell’eternità che si svela.
Tra pizzicati, staccati, contrappunti, legati, voci e suoni che si inseguono, si intrecciano, si affiancano, scorrono 17 minuti e 10 secondi di un’esperienza, per me, molto intensa.
C’è moltissimo da imparare e mi sento elettrizzata come un basso elettrico e la voce profonda del “solista” qui.
Da quando ho iniziato a sperimentare e a creare brani con l’Ai da miei testi originali, quello che era inizialmente un gioco è diventato una vera e propria opportunità ed esperienza di studio che mi permette di fare molta ricerca e integrare più risorse, strumenti e conoscenze insieme.
Presentazione del progetto
«Girare la clessidra è un calcolo umano. Ma quando il metronomo si spegne nell’ottavo minuto, il tempo smette di scorrere e diventa spazio assoluto. Il Tempo non cura le ferite del mondo: le solleva dalla gravità, fino a svelare l’eternità nascosta dietro il velo.»
La Trilogia del Guardiano del Tempo è un’opera divisa in tre parti, concepita come un viaggio emotivo e filosofico che racconta come l’essere umano percepisce il passare del tempo, fino a raggiungere l’Assoluto.
Senza il bisogno di parole, la musica mette al centro il Tempo come vero protagonista della storia. Una profonda voce maschile esprime suoni e vocalizzi astratti che dialogano con la struttura precisa e ordinata dell’orchestra.
È una voce che si fa tante voci quanti sono le linee temporali di storie che si intrecciano e i chicchi di secondi all’interno di una clessidra che scendono a turno, misurando lo scorrere del tempo del viaggio più importante: la vita.
Attraverso il contrasto continuo con un coro ipnotico e il passaggio da atmosfere drammatiche e cupe a un finale luminoso, la trilogia esplora le tre facce del tempo: l’inizio del suo scorrere, l’inesorabilità del suo scorrere e, infine, lo svelamento finale dell’Infinito.
In questa ottica, la voce maschile profonda e i cori di vocalizzi non sono più il canto di un uomo, ma diventano l’eco e la frequenza sonora del Tempo stesso. Le sillabe astratte e i “tu-tu” ipnotici rappresentano il linguaggio cifrato dell’Universo. Potenti giochi di contrasto tra toni alti e bassi, passando per le tonalità medie, rendono tutti protagonisti.
In tutto questo, chi è il Guardiano del Tempo? Un Agente del Tempo, un Testimone, il Compositore… e se fosse ognuno di noi?
Nell’opera, classico e moderno dialogano e si compenetrano, creando ponti tra linee temporali in musica.
I Movimenti
I. Il Guardiano del Tempo gira la Clessidra
Il primo movimento descrive l’inizio di tutto: il punto in cui il tempo comincia a scorrere. L’atmosfera è cupa e tesa, simile a quella di un film d’azione o di mistero, con suoni taglienti dove gli archi in pizzicato e staccato ricreano l’ansia dei secondi che sfuggono. Questa forte tensione iniziale sfocia poi in un momento di apertura più liberatorio, che calma l’ansia dell’uomo di fronte al tempo che passa.
II. Il Metronomo del Guardiano
Nel secondo capitolo, il tempo si mostra nella sua forma, nella sua dimensione umana, geometrica e inesorabile. La tensione si trasforma in un dialogo dal ritmo serrato e incalzante.
Gli strumenti e le voci si affiancano, si rincorrono e si intrecciano continuamente con il contrappunto, simulando gli ingranaggi perfetti e inarrestabili di un enorme orologio cosmico che cattura chi ascolta in un ritmo urgente.
III. Il Guardiano del Tempo svela l’Eternità
Il finale della trilogia rappresenta il superamento del tempo e il raggiungimento dell’Infinito. Il brano dura esattamente 8 minuti, richiamando la forma del simbolo geometrico dell’infinito stesso (∞).
In questa fase il Tempo si ferma e l’urgenza svanisce: alla tensione creata dai drammatici e veloci pizzicati e staccati dei due brani precedenti, subentra la distensione di suoni lunghi, maestosi e legati.
Il velo sull’Infinito si alza con l’irrompere dell’organo che, con i suoi suoni continui, penetranti e solenni, sublima tutto, traghettando con gli ottoni l’opera dal Mi minore (tonalità comune ai tre brani) verso un Mi maggiore.
La conclusione è grandiosa e totale, dove tutti gli elementi in movimento si unificano per diventare un unico eterno presente.
Il Tempo si manifesta così nella sua forma finale e assoluta, svelando la sua vera natura: l’Eternità. Il velo della percezione umana si squarcia, cancellando passato, presente e futuro. Il tempo lineare cessa di esistere per diventare uno spazio infinito e immobile, ma la musica prosegue e ogni nota rimane sospesa, priva di fine.
Serena ‘Derea’ Squanquerillo


