Emma Giani, illustratrice e grafica pubblicitaria si racconta

Emma Giani, illustratrice e grafica pubblicitaria si racconta

Emma Giani, grafica pubblicitaria e illustratrice di Velletri, nella provincia romana, ci racconta della sua arte, dei suoi progetti destinati soprattutto all’infanzia e del suo amore appassionato per il “raccontare” attraverso l’immagine. Ho dialogato con lei in occasione di una mostra che si è svolta proprio nella nostra città, Velletri, nel mese di novembre. Di seguito, le sue parole. Buona lettura!

L’arte nella mia famiglia è sempre stata molto presente e molto formativa, perché il mio bisnonno era Giulio Aristide Sartorio, un pittore riconosciuto. In realtà, a livello di studi, io ho scelto il liceo linguistico e solo successivamente mi sono dedicata a questa passione e, in quello che è l’enorme mondo dell’arte, ho scelto l’illustrazione.

Mi piace tantissimo l’idea di raccontare storie, di dare vita a personaggi e di cambiare tanto anche. Infatti una caratteristica di tutti gli illustratori è la versatilità. Cambiare il tipo di tecnica piuttosto che proprio di disegno, perché scelgo linguaggi diversi in base a cosa devo comunicare e a chi lo devo comunicare, quindi è chiaro che se devo fare un’illustrazione per bambini sceglierò colori, linee di un certo tipo, se devo fare un’illustrazione per adulti, magari più sognante, sarà tutto un altro mondo.

Emma Giani, illustratrice e grafica pubblicitaria si racconta
Emma Giani.

Hai frequentato l’accademia poi?

Ho fatto l’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione visiva, un distaccamento dello IED, (Istituto Europeo di Design) e poi mi sono anche laureata in Scienze della Comunicazione a Tor Vergata, a Roma.

Vuoi parlarci un po’ delle tue esperienze lavorative?

Ho cominciato a lavorare da subito e già mentre frequentavo l’accademia. Tutta la parte del computer, del digitale era molto nelle mie corde e quindi ho cominciato a lavorare subito attraverso il professore che mi presentò a La Repubblica, per Affari e Finanza, l’inserto della salute.

Poi piano piano ho cercato di seguire quella che era la mia passione – quella principale è proprio l’illustrazione per l’infanzia –, quindi ho collaborato per libri didattici per le scuole, ho pubblicato libri di narrativa per ragazzi. Poi per forza di cose lavorative e familiari, mi sono buttata un pochino di più sulla grafica pubblicitaria, cercando di mantenere però sempre questo aspetto molto illustrativo.

Ho avuto la grande fortuna di collaborare alla creazione del percorso nel museo di Geopaleontologia dei Musei Civici, a Velletri. Ho creato tutto il pannello didattico, quello per i bambini compresa la mascotte. Il vulcanetto è una mia creazione e soddisfazione. Portare i miei figli a vederlo è ulteriormente soddisfacente.

Per quanto riguarda la tua linea illustrativa, la tecnica, i soggetti, cosa prediligi? Qual è il messaggio che vuoi veicolare?

Il messaggio è proprio il raccontare, cioè io cerco sempre di non fare immagini che siano troppo univoche, ma che suggeriscano sempre e stimolino domande e quindi la curiosità di dire “Ma chi c’è dietro se è una persona, se è un individuo, chi è questo personaggio, perché sta lì, perché ha questo sguardo?” Se sono paesaggi, allo stesso modo, cerco di raccontare mettendo magari anche degli elementi che suggeriscono qualcosa.

Per quanto riguarda gli stili, io, tendenzialmente ho sempre amato l’acrilico, che è una delle tecniche più versatili perché mi permette tantissimi tipi di lavorazioni differenti. Negli ultimi anni mi sono concentrata tantissimo anche sull’acquerello. La mia nuova passione.

Parallelamente, ho scoperto a livello soprattutto lavorativo tutto ciò che invece è l’illustrazione digitale. Sono tecniche completamente differenti, ma c’è il grande vantaggio che un se un cliente ti chiede di modificare un colore di un disegno, il digitale ti permette la modifica istantanea, mentre se fosse una tecnica pittorica classica, lo dovrei rifare daccapo.

Le tecniche, in realtà, le ho provate un pochino tutte, per esempio quella a olio, e tra i miei lavori c’è anche qualcosa di tecnica mista.

Qual è il filo conduttore delle opere ora in mostra?

Il fil rouge che ho scelto è il tema “sguardi”. Ho selezionato tutte quelle mie illustrazioni dove fossero ben visibili gli occhi sia di esseri umani sia di animali, per dare un’uniformità.

Hai qualche artista e illustratore che ti ha ispirata?

Sartorio per me è stato fondamentale. Parliamo di uno stile anche che rimanda tantissimo ai Pre-raffaelliti. Allo stesso tempo, io ho sempre avuto una grandissima passione per l’aspetto giapponese, per esempio, dello Studio Ghibli, soprattutto per la semplicità la pulizia, che per me è fondamentale.

Io cerco sempre di non fare delle immagini che siano caotiche; mi piace tantissimo questa pulizia giapponese e minimalista. Magari sì, arricchisco con tanti elementi, ma che siano sempre ben leggibili, ben bilanciati. La scelta dei colori sempre fondamentali. Poi mi ispirano il cinema, le serie TV, la cultura, i media.

Prossimi progetti?

Il mio progetto principale è proprio l’illustrazione per l’infanzia, quindi ho una serie di libri che sto progettando, lavorando e che vorrei presentare, sperando di trovare ovviamente editori ben disposti, case editrici che apprezzino la mia idea di disegno e storie.

Tra le collaborazioni, Emma Giani organizza anche corsi di disegno e arti creative per bambini e adulti, presso l’associazione culturale AlterArti di Velletri.

Per info: EmmaGiani – Art (Facebook) / EmmaGiani_Art (Instagram). 

Serena Squanquerillo

Articolo che ho pubblicato anche sul giornale L’Artemisio di Velletri.

Di seguito alcune immagini delle opere in mostra realizzate da me durante la mostra e alcune immagini delle opere fornite da Emma Giani direttamente.

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