Incontro con Duilio Leo, maestro orafo incisore. Una figura di prestigio dell’artigianato Made in Italy

Incontro con Duilio Leo, maestro orafo incisore. Una figura di prestigio dell'artigianato Made in Italy

Il maestro orafo e incisore Duilio Leo è una delle figure di prestigio dell’artigianato locale di Velletri (Roma), a livello nazionale e internazionale come rappresentante del Made in Italy, con pezzi unici di alta gioielleria, lavorati uno per uno a mano nel suo laboratorio, con dei tratti artistici personali liberi dalle dinamiche della lavorazione industriale, “omologante”, come lui stesso la definisce in difesa dell’identità, dell’unicità che ogni individuo può infondere nel risultato del suo lavoro. Ho dialogato a lungo con lui sulla sua attività e sulle condizioni attuali dell’artigianato secondo la sua esperienza e analisi. Buona lettura!

Durante il suo importante percorso lavorativo, Leo ha lavorato, ad esempio, per la Zecca di Stato, ha realizzato incisioni per il Vaticano, è tra i fondatori della mostra internazionale Oro di Roma, ha organizzato esposizioni insieme ad oltre cento artigiani operanti in Italia e all’estero. L’attività e l’alto livello del suo lavoro gli vengono riconosciuti anche all’interno della Federazione Italiana Orafi e Gioiellieri (Fiog), per cui è diventato Presidente nazionale di categoria.

Sabato 11 e domenica 12 ottobre, Leo ha preso parte alla mostra “Eternal Gold”, che si è svolta presso lo Stadio di Domiziano (sotto piazza Navona) di Roma, dedicata all’Oreficeria artigianale e al Made in Italy.

Gli ho chiesto di parlarci di quest’importante evento, anche per riflettere insieme a lui sulla situazione attuale dell’artigianato, in particolare a livello locale.

La mostra è stata organizzata dalla CNA di Roma – ha dichiarato Leo –, come faceva anche l’Oro di Roma di cui io ero il presidente, con quelli di noi che erano arrivati a momenti importanti dal punto di vista artigianale.

Con la Federazione della Confesercenti avevamo stabilito che gli oggetti dovevano essere artigianali, ma soprattutto non industriali, perché io ho sempre sostenuto che il Made in Italy, quello che noi dovremmo sostenere in abbondanza, l’hanno fatto gli artigiani. È venuta tantissima gente, però non ci sono stati riscontri commerciali.

La mia differenza era quella degli oggetti fatti completamente a mano. Invece c’era ancora qualche oggetto che purtroppo era in fusione o altro, però, insomma, tutto sommato era una cosa gradevole.

Una ricerca della Camera di Commercio, mi pare un paio d’anni fa, ha fatto degli studi su un altro settore e diceva che tanti turisti venivano in Italia e cercavano un oggetto artigianale unico: una borsa, un gioiello, le scarpe, qualsiasi cosa a livello artigianale.

Ormai non c’è più tutto questo che era un momento importante, perché era un evento importante perché chiaramente accoglievamo le persone, ma soprattutto davamo un sistema di conoscenza, competenza, bellezza. Questo è quello che l’artigiano fa e invece i turisti trovano roba fatta magari in Oriente oppure trovano una cosa della Svizzera. Non è questo il sistema per continuare ad andare avanti e parlare di artigiano e del Made in Italy, perché questo non l’ha fatto l’industria, ma, ripeto, gli artigiani.

Questo non è solo a Roma, ma anche Firenze, Venezia, anche Firenze dove sono stato a vedere la mostra di Escher e dove ho lavorato. Una volta c’erano artigiani, vetrai, negozi bellissimi. Ormai non ci sono più. Al loro posto ci sono “Bangladesh, Marocco, Tunisia”. Ma così non va.

Qual è la risorsa dell’artigianato? L’originalità e la bellezza e la creatività. Noi, in Italia, abbiamo una storia talmente importante, perché abbiamo il 70% delle cose della bellezza mondiale, che in parte è frutto di tanti ingegneri, ma anche di artigiani. 

 

Questo riguarda anche le materie prime.

Esatto. Tu pensa che Napoli è veramente un tesoro immenso. Vedi il tesoro di San Gennaro, pesa talmente tanto, perché c’è tutto un meccanismo di equilibrio se no cade. Gli smeraldi li facevano i napoletani. Ce l’avevano loro. C’era un’immigrazione al contrario prima, cioè dal nord venivano al sud per imparare il mestiere.

Di alcune cose erano talmente specializzati che solo loro le facevano. Le statue di 500 kg d’argento, gli ornamenti, i candelieri, erano i napoletani a farlo. Parliamo dell’800, come del ‘700 e del ‘600. Poi piano piano purtroppo si è svuotata.

E quindi io penso che le mostre che oggi si fanno dovrebbero servire proprio a quello, a far conoscere quelle che sono le peculiarità di un artigiano, di una bottega. Noi quello che dobbiamo fare è la tutela dell’artigianato. Quando aprono una bottega, per gli artigiani, non è tanto facile.

Perché le botteghe degli artigiani resistano, così come accade per altre attività, c’è bisogno di una continuità nei fatti e nella valorizzazione. Perché fare “una” mostra va bene, però quello è il risultato che dimostra tutto il lavoro che c’è dietro e che prosegue, sul territorio. Cosa ne pensi?

Sì. Io volevo ricominciare a fare la mostra a Velletri. Avevo trovato già le imprese. In una prima fase c’era l’Amministrazione che voleva finanziare questa cosa, però poi il Sindaco ha deciso di farla solo con quelle di Velletri e io ho bloccato tutto, perché secondo me l’iniziativa invece va allargata ai Castelli Romani, anche se sono quasi tutti di Velletri gli artigiani dei Castelli. Non puoi lasciarlo però chiuso qui, perché poi verrebbero anche le persone dei paesi intorno, un po’ di turismo, insomma, che qui servirebbe. 

Insomma, l’artigianato questo è. La prima forma che è la mostra, cosa che mi sarebbe piaciuto fare perché Velletri per esempio non ha un’identità. Tu come lo riconosci Velletri? Allora ho detto “Diamogli un’impronta, ‘Velletri città orafo-artigianale” e cominciamo a pubblicizzare questa cosa”. Dopodiché sarebbe opportuno, per esempio, recuperare l’Istituto d’Arte, a via Luigi Novelli, perché ormai qui dentro il centro storico è stato praticamente tolto ogni cosa.

Duilio Leo a lavoro

Che tipo di attività suggerisci?

Allora, lì la scuola ci devono andare io a insegnare, cioè gli artigiani che conoscono il mestiere. Poi una volta che tu fai 2-3 anni, fai pubblico privato. Diciamo che a Roma tu vai a fare un anno di scuola di oreficeria, che ha un costo maggiore di un’università, però se noi riusciamo, magari, attraverso questa forma che può essere anche innovativa, diamo un futuro ai ragazzi.

Io, ad esempio ho formato due ragazzi, tanto per dirti, una è stata sei mesi, un’altra quattro mesi, mi pare. Non molto tempo però, poi hanno presentato il curriculum a Bulgari e Cartier e sono state accettate tutte due perché c’era il mio nome, c’è una garanzia, però perché c’è tanto dietro di formazione, esperienza e saper fare. Lavorano con contratto a tempo indeterminato con 1.800 euro al mese.

Qual è dunque il vero problema dell’artigianato oggi?

C’è questa globalizzazione dei mercati, non solo di questo settore, che praticamente tu vai in un posto vedi i marchi, solo marchi. Cioè non c’è più l’identificazione culturale tua personale che vai a vedere quelle cose; quella ti piace perché è fatta così, quell’altra no, magari però piace un’altra persona.

Poi sono pezzi riconoscibili, fatti a mano e non al computer, e come pezzo d’arte riconosci quale è di questo maestro, quale di quello, perché c’è l’identità appunto, la firma, che però è l’oggetto, non il marchio. Poi anche i tempi di lavorazione di consegna. Si realizzano pezzi unici che ha solo quella persona. Nel DNA degli italiani c’è la creatività.

Una volta che ci sono le scuole, perché ci sono tantissimi ragazzi che vogliono intraprendere questa cosa, però se tu non li metti nelle condizioni di dargli conoscenza, di conoscere le tecniche attraverso cui riescono a esprimere un po’ quali sono i loro orizzonti culturali e creativi, questo è possibile solo attraverso le tecniche, perché sei padrone di quello che puoi fare e sei libero.

E noi qua stiamo praticamente distruggendo quelle che sono le basi, ma poi anche per quanto riguarda il lavoro, qua si sta tanto parlando di lavoro, ma l’artigianato è immenso. Quindi non solo sparisce l’artigiano, ma proprio l’essere umano che è dietro ogni processo di creazione con le competenze.

Tornando poi al discorso che facevamo del delle nuove generazioni, comunque dei ragazzi, in particolare quelli che scelgono la via dell’arte e all’artigianato, non c’è proprio più la percezione della propria identità proprio a causa dell’omologazione e quindi proprio del fatto che possono essere educati ad avere la certezza che possono creare un qualcosa di proprio.

Proprio l’industrialità, l’omologazione porta a non percepirti e a non percepire più l’importanza del valore che ha di esprimersi, perché tanto fa tutto uguale. Si è rotto proprio qualcosa del meccanismo. Allora, o andiamo verso l’omologazione totale o verso la libertà di pensiero, che è completamente diverso. Lì sei condizionato. Qua no.

L’artigiano non è una fabbrica, non lo puoi schiacciare, anche per quanto riguarda fiscalmente ci sono delle cose che sono veramente terribili. Noi siamo al 70%. Non ce la fai. Se tu mi dai la possibilità di tenere i ragazzi qua, li formo in due anni, poi è chiaro che se questo mi lavora bene, è bravo, non lo mando via, oppure se serve un collega gli dico “Oh, guarda, c’è questo ragazzo che è in gamba e viene a lavorare” e viene a lavorare bene, poi lo assumono.

Però occorre un accordo diverso da quello che è adesso, perché devi essere in grado di dargli uno stipendio, ma solo a livello fiscale uno ci rinuncia alla base. Ci rinunci e basta, invece bisogna agevolarle queste cose.

Con Elena Cimmino

Dopo questa preziosa condivisione, con Duilio Leo ci si è spostati nel suo laboratorio, dove si trovava Elena Cimmino, ventiduenne, studente dell’Accademia delle Arti Orafe a Roma, che viene a laboratorio per applicare le tecniche del mestiere, seguita da Leo, e per produrre a mano le sue creazioni.

E mentre il Maestro le dà alcuni suggerimenti, lei, entusiasta e determinata ci ha raccontato che sta creando una sua linea personale, che deve essere rigorosamente artigianale e riconoscibile.

E la luce negli occhi del Maestro che la ascoltava, ci fa ben sperare che la continuità e la valorizzazione dell’identità di un individuo e di un territorio siano ancora possibili.

Serena Squanquerillo

Articolo pubblicato anche sul giornale l’Artemisio di Velletri.

Di seguito alcuni esempi di lavori artigianali con incisioni a mano realizzate da Duilio Leo, che ho fotografato durante la visita al suo laboratorio fatta con l‘Ecomuseo di Velletri per l’esperienza “Arti in Bottega”

 

LEGGI l’articolo sulla visita a Duilio Leo con l’Ecomuseo.

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