Tromsø, la “Porta dell’Artico” norvegese: il secondo giorno alla ricerca dell’aurora boreale

Racconti d'Arti in Viaggio

Il quarto articolo di “Racconti d’Arti in Viaggio” sul mio viaggio nella norvegese Tromsø, dall’8 all’11 gennaio, è dedicato alla serata del secondo giorno, venerdì 9 gennaio, quando con il gruppo di viaggio siamo andati alla ricerca dell’aurora boreale in uno degli husky camp. Buon viaggio!

Giorno  2

Venerdì 9 gennaio. Dopo la mattinata e il primo pomeriggio tra i fiordi sull’Atlantico sull’isola di Kvaløya (Isola delle balene) e sull’isoletta di pescatori chiamata Sommarøy, siamo rientrati in hotel nella città di Tromsø per riposare un po’. Nel tardo pomeriggio siamo ripartiti in bus con le nostre guide, Ambre e Rabi, per recarci poco fuori città sempre nella regione di Troms, in uno degli husky camp di zona, dove c’è un rifugio.

Tra le varie escursioni possibili in Norvegia, ci sono quella con gli husky, durante la quale si fa un percorso tra i diversi possibili sul territorio con una slitta trainata da questi cani meravigliosi, oppure c’è l’escursione alle fattorie dei Sami (Lapponi), il popolo indigeno del nord della Norvegia (Finlandia, Svezia, Russia), dove ci sono gli allevamenti di renne, con cui è possibile interagire. Personalmente, queste due esperienze non le ho fatte, per cui non ne parlerò in modo particolare.

Il fuoco nel rifugio.

Nel rifugio abbiamo consumato bevande calde e poi cenato con zuppe di verdure o piatti a base di selvaggina locale, renna in particolare, scaldati dal camino. Fuori era presente una piccola costruzione in legno con un fuoco, dove correvamo a scaldarci dopo essere stati un po’ nel terreno intorno in attesa dell’aurora e dello scatto fotografico ideale per coglierla.

Il rifugio dell’husky camp.

Faceva molto freddo e la parte del corpo che ne risente di più sono le mani scoperte per fare le foto. In effetti, più di qualche volta ho avuto le dita delle mani doloranti e un po’ “cotte” dal freddo, ma l’eccitamento e il senso di stupore per quell’evento così eccezionale per chi non è abituato, ha curato il sacrificio! In quel luogo, tra i boschi, le temperature possono raggiungere i -30°, mentre recandosi più a ridosso della costa, il clima diventa più mite ( -10°, – 14° è il massimo che ho rilevato in città) e il freddo è meno secco per via delle correnti più calde che arrivano dal Golfo del Messico proveniente da sud.

Con la fotocamera del mio cellulare non ho realizzato scatti d’impatto e artistici, ma quanto meno con i vari tentativi e l’esperienza nelle ore precedenti, ho capito come fotografare il fenomeno dell’aurora boreale con risultati però più vicini e fedeli a ciò che s vede a occhio nudo, naturale, insomma.

Cos’è l’aurora boreale (in sintesi)?

L’aurora boreale è un fenomeno atmosferico, fisico. A occhio nudo il colore che possiamo vedere è un bianco-grigio, perché al buio i nostri occhi percepiscono meglio la luminosità che i colori vivaci. Non si possono vedere le tinte con l’intensità che vediamo nelle foto, motivo per cui i fotografi devono lavorare con determinate luci e tempi di esposizione lunghi, a meno che l’aurora non si manifesti con una certa forza, per cui ci risulta più evidente e colorata. Normalmente comunque si può riconoscere e vedere danzare “la ballerina” che si muove molto in cielo, soprattutto se non ci sono molte nuvole o troppe luci artificiali. 

Come fenomeno fisico, l’aurora boreale è il risultato dell’interazione tra particelle cariche (elettroni e protoni) del vento solare e la magnetosfera terrestre, che le convoglia verso i poli. Le particelle solari bombardano gli atomi e le molecole di gas nell’alta atmosfera (ionosfera), eccitandoli e facendoli emettere luce (come in un tubo al neon).

Dipendono dal tipo di gas e dall’energia: verde (ossigeno), rosso (ossigeno a maggiore energia), blu (azoto). A seconda della distanza dell’influsso dei venti solari sul campo magnetico della Terra, l’aurora può apparire rossa (più lontano), verde (media distanza), blu-viola (più vicino).

Il vento solare per il 95% viene respinto nello spazio profondo dal campo magnetico che protegge il pianeta. Solamente una piccola percentuale, il 4% o il 5% è catturato dal campo e viene incanalato verso le regioni intorno al Polo Nord e verso le regioni intorno al Polo Sud magnetici, provocati dalla rotazione della Terra intorno al proprio asse.

A 300 km sopra la superficie terrestre, le aurore boreali sono di colore rosso, perché in quella posizione dell’atmosfera il gas dell’ossigeno, dell’azoto e dell’idrogeno sono meno densi, poiché sono più vicini allo spazio.

Se il vento solare ha abbastanza potenza da penetrare la nostra atmosfera, quando arriva a 80-90 km di altitudine, il gas di ossigeno e di azoto sono più densi, perché siamo più vicini alla superficie e brillano di colore verde.

Se il vento solare si avvicina ancora di più alla superficie terrestre, quando arriva a 70-75 km, abbiamo  le aurore boreali di colore viola. 

Il periodo migliore per osservarla meglio è da settembre ad aprile, quando le notti sono più buie, specialmente febbraio e marzo. Luoghi: Paesi nordici come Islanda, Finlandia, Norvegia. 

(Info: da web e dalle guide durante il viaggio).

Il periodo in cui sono andata io è stato molto generoso e continua a fare grandi doni. Stando a quanto raccontano le guide, tra il 2025 e inizio 2026 si sta registrando il picco più potente di manifestazione dell’aurora boreale degli ultimi undici anni.

Condivido il video fotomontaggio degli scatti che sono riuscita a fare di ritorno dall’escursione in visita alle balene e alle orche ancora più a nord. Un’anteprima dell’ultima parte del racconto di questo fantastico viaggio, uno dei più belli e intensi della mia vita, tra la natura! A presto!

LEGGETE l’articolo precedente dell’escursione ai fiordi norvegesi

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