In Italia e a livello internazionale sono numerose le iniziative musicali in cui gruppi più o meno grandi di musicisti a tutti i livelli di preparazione suonano insieme, guidati da insegnanti e musicisti professionisti. Tra queste manifestazioni c’è “Batterie in Piazza” a Lariano (Roma), di cui ho fatto esperienza. Ve ne parlo un po’.
Oltre quaranta sono le batterie di bambini, ragazzi e qualche adulto, che nella serata di sabato 11 luglio hanno preso parte alla nona edizione di “Batterie in piazza” a Lariano, in piazza Santa Eurosia.
La manifestazione è stata organizzata dal Comune con l’associazione Free Events, presieduta da Roberto Di Tullio, e la direzione artistica del maestro Fabio Valeri. Ha presentato Tiziana Mammucari.
Come ogni anno, in presenza di un folto pubblico, i batteristi hanno suonato all’unisono un repertorio di successi italiani e internazionali, condotti dai maestri Claudio Colazza, Michael Bertin e Alessandro Panfoli che si sono alternati alle batterie, e dal maestro Fabio Colatosti alle percussioni. Prima e dopo il concerto, c’è stato un Dj set con Simone Bastianelli.
Come da tradizione, l’iniziativa all’insegna della musica e del divertimento ha dedicato uno spazio importante anche alla solidarietà con una raccolta fondi, avvenuta con una buona adesione, presso il gazebo dell’AIL Roma – Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma.
Tutti insieme hanno infine lasciato spazio all’ultima canzone dello spettacolo per i saluti, “Alba Chiara” di Vasco Rossi, intonata da molti del numeroso pubblico presente.
Una piccola riflessione e testimonianza personale
“Batterie in Piazza”, maestri e allievi suonano insieme. Un esempio di come si cresce mostrandosi al mondo, relazionandosi con l’altro, con la paura di sbagliare ma anche ricevendo il sostegno e l’incoraggiamento di chi è con noi e ci guida. La migliore forma di insegnamento, per me. Sembra banale e normale, ma non credo lo sia nella nostra società attuale.
Lavoro da qualche anno nell’ambito della diffusione culturale. Sono una giornalista ma preferisco autodefinirmi “testimone” e costantemente vedo quanto si sia persa la percezione dell’esistenza delle tante e varie fasi di crescita e si pretenda troppo spesso che chi si esprime sia perfetto e un professionista non appena uscito dall’utero materno.
Non si contestualizza più, paragonando sullo stesso piano “emergenti” e “professionisti”, sparando giudizi in senso assoluto. E guai a mostrare i propri errori e imperfezioni in pubblico, ci si mostra solo quando si è raggiunta una perfezione (stabilita da chi poi?)
In realtà, parlo soprattutto da persona che ama imparare e mostrarsi al mondo in corso d’opera.

Io credo si sia creata una voragine tra le nuove generazioni, con la loro difficoltà a esprimersi e a esprimere i loro valori, e le generazioni degli adulti che gli inculcano il “disagio di essere perfetti da appena nati”.
Ho conosciuto, inoltre, troppi professionisti che hanno dimenticato i loro inizi, alle prime armi, e troppi non disposti a lavorare con le nuove leve per non “sporcare” il proprio nome!
So che io posso sembrare qualunquista e retorica, ma questa è una testimonianza di fatti pressoché quotidiani e non un saggio strutturato. Non sono l’unica a notare questo, d’altronde basta leggere il continuo offendersi sui social, la completa intolleranza nei confronti dell’errore, dell’inciampo. Si è perso il contatto con la realtà e il buon senso.
Perciò provo sempre una grande gioia quando riesco a partecipare a queste esperienze di come, ripeto, “si cresce mostrandosi al mondo, relazionandosi con l’altro, con la paura di sbagliare ma anche con il sostegno e l’incoraggiamento di chi è con te e ti guida”… e ti permette di vedere che se ci si mette in gioco e si sbaglia, non succede niente di male ma si impara e ci si autoconosce di più.
Quella che troppi definiscono “mediocrità”, magari, è semplicemente una fase mediana di crescita di una persona che sta imparando e, sempre secondo me, se in giro ci sono più livelli di qualità di prodotti, s’impara di più a fare discernimento e a orientarsi. (Professionisti intolleranti e supponenti, ricordatevi dei vostri inizi e della vostra “mediocrità” nei lavori in corso).
Magari approfondirò l’argomento in un altro articolo. Ho scritto già troppo. Faccio un enorme plauso ai Maestri che aiutano chi impara (si può iniziare a tutte le età) non dall’alto di una cattedra ma al suo fianco e facendo da esempio con la loro esperienza; un plauso ai Maestri che incoraggiano gli allievi a mostrarsi al mondo da subito, quando si sentano pronti, perché si cresce relazionandosi agli altri, con l’ambiente e tutto il resto…
Detto questo, appuntamento al prossimo anno con la decima edizione di “Batterie in Piazza” a Lariano, con molta musica e per una buona causa solidale!
P.s. Aiutiamo i giovani ad attraversare la paura di farsi vedere. Se non esprimiamo la nostra creatività e teniamo tutto per noi, rischiamo di ammalarci.
Viva la musica!