Il musicista Marco De Santis si racconta. La passione per la chitarra e il Jazz

Il musicista Marco De Santis si racconta. La passione per la chitarra e il Jazz

Marco De Santis, classe 1982, nato ad Artena, residente a Genzano e attivo a Velletri da diversi anni come musicista e docente. Ha studiato chitarra classica presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, dove ha conseguito due lauree specialistiche, una in Chitarra Classica e l’altra in Didattica della Musica. Ci racconta la sua passione per la chitarra, l’insegnamento e l’ultimo progetto artistico che ultimamente lo ha portato a esibirsi presso l’Ambasciata del Messico a Roma, insieme all’attore Daniele Monterosi. Buona lettura!

Marco De Santis si è dedicato inoltre allo studio della Chitarra Flamenca e della musica sud-americana, frequentando il corso di alto perfezionamento tenuto dal maestro Jorge Cardoso. Ha una pluriennale esperienza concertistica e suona regolarmente come chitarrista solista e con formazioni da Camera (Duo, Trio, Quartetto) spaziando dal Barocco alla Musica Classico-Romantica fino ad arrivare alla musica Contemporanea.

Oltre al linguaggio Classico ha approfondito il linguaggio jazzistico e fusion frequentando i corsi di arrangiamento ad Umbria Jazz e partecipando a seminari e masterclass con artisti internazionali tra i quali: Scott Henderson e Robben Ford.

La passione per la musica jazz e in particolare per il Bebop lo ha portato a studiare con il pianista di fama internazionale Barry Harris. Suona regolarmente in ambito jazzistico sia da solista che in formazioni (Duo, Trio, Quartetto, Big Band etc.) collaborando con tantissimi musicisti e artisti sia Live che in studio, in tutta Italia.

Dal 2016 è docente di chitarra di ruolo per le scuole secondarie a indirizzo musicale.

Ho intervistato Marco per conoscere meglio le sue attività sul territorio.

Parliamo dell’attività didattica.

Parallelamente all’attività concertistica svolgo da sempre un’intensa attività didattica. Attualmente sono docente di chitarra presso l’Istituto Comprensivo Velletri Nord, scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale.

In questo delicato lavoro ritengo fondamentale instaurare un rapporto umano autentico con gli studenti, per aiutarli a sviluppare al meglio le proprie capacità musicali ed espressive.

Accanto all’insegnamento scolastico, seguo anche musicisti e professionisti che desiderano perfezionare le proprie competenze, approfondendo linguaggi, tecniche e aspetti armonici, con particolare attenzione al jazz e all’improvvisazione.

Dal 2025 sei il chitarrista e curatore delle musiche di “Frida Letters – La vita di Frida Kahlo attraverso le sue lettere”, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Daniele Monterosi, attore in progetti nazionali e internazionali (House of Gucci di Ridley Scott, The Saints di Martin Scorsese, Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini, Gomorra 3 e altre produzioni cinematografiche e televisive).

Come è nata questa collaborazione?

Daniele Monterosi aveva la necessità di individuare, per il suo spettacolo, un chitarrista versatile, dotato di una solida formazione classica e jazzistica, capace non solo di interpretare repertori differenti, ma anche di arrangiare e adattare per chitarra sola brani originariamente concepiti per organici più ampi.

Dopo diverse ricerche nell’ambiente musicale romano, è arrivato a contattare me. Fin dal nostro primo incontro si è instaurata una forte sintonia, sia sul piano umano che professionale.

Da allora è nato un dialogo costante, fatto di confronto, scambio di idee e sensibilità artistiche, che continua ad arricchirci reciprocamente a ogni replica. Sul palco, questa condivisione si traduce in una collaborazione autentica, nella quale l’arte rimane sempre al centro di tutto.

In cosa consiste il progetto?

Frida Letters nasce da un approfondito percorso di ricerca artistica che ha portato Daniele Monterosi fino a Città del Messico, nei luoghi legati alla vita e all’opera di Frida Kahlo.

Al centro del progetto non c’è la volontà di raccontare il mito o l’icona universalmente conosciuta, ma il desiderio di restituire la dimensione più autentica e umana dell’artista attraverso le sue lettere.

Lo spettacolo prende forma proprio da questi scritti, che rivelano una donna complessa, ironica, fragile e straordinariamente vitale. “Frida Letters” si configura così come un incontro tra la voce di Frida Kahlo e il pubblico contemporaneo, un viaggio intimo attraverso temi universali come l’amore, il dolore, il desiderio e la capacità di trasformare le proprie ferite in arte e bellezza.

Come dialoga la chitarra sul palco con l’attore?

La principale sfida artistica di questo spettacolo risiede nella ricerca di un equilibrio costante tra musica e parole.

La mia chitarra non si limita ad accompagnare il racconto, ma entra in dialogo con la voce dell’attore, sostenendo il testo e amplificandone le sfumature emotive: dalla gioia al dolore, dalla rivalsa alla resilienza.

La mia esecuzione musicale, interamente affidata alla memoria e costruita in stretta relazione con il copione, dà vita a un percorso in cui parole e musica si sostengono reciprocamente.

Il repertorio attraversa la grande tradizione classica, con autori come Albéniz, Tárrega, etc., si apre alle sonorità della musica popolare sudamericana e si arricchisce di momenti di improvvisazione e di composizioni originali.

Proprio questa continua interazione tra testo, interpretazione e musica rende ogni replica un’esperienza unica e irripetibile.

Lo spettacolo è stato ospitato in importanti teatri, sale da concerto e istituzioni culturali italiane, tra cui la Fondazione Toscanini di Parma, il Teatro Dal Verme di Milano e, recentemente, l’Ambasciata del Messico a Roma.

Ci racconti di quest’ultima esperienza?

Il 10 giugno, Frida Letters è approdato a Roma, presso l’Ambasciata del Messico, in una serata che ha rappresentato per noi un momento particolarmente significativo. Suonare all’interno dell’Ambasciata del suo Paese ha conferito alla serata un significato speciale.

La risposta ricevuta è stata straordinaria: il calore e la partecipazione del pubblico, insieme all’apprezzamento dell’Ambasciatore del Messico e delle numerose personalità presenti, hanno reso l’evento ancora più intenso e memorabile.

Momenti come questo ricordano quanto il dialogo tra musica, teatro e cultura possa generare incontri autentici e lasciare un segno profondo in chi li vive.

Quali sono le prossime date? Che riscontri avete?

A breve lo spettacolo approderà in diverse città italiane, tra le quali Bergamo con il “deSidera Bergamo Festival”, Milano, e poi di nuovo Roma e tante altre date in arrivo. Siamo molto felici di vedere come questo progetto continui a incontrare pubblici diversi e a trovare nuovi spazi di dialogo e condivisione.

Ci sono altri progetti in “cantiere”?

Attualmente sono impegnato nella realizzazione del mio primo album solista per chitarra, dedicato a composizioni originali e riletture di standard jazz, e nella stesura di un volume didattico sul contrappunto applicato alla chitarra jazz.

(Pubblicata anche sul giornale l’Artemisio di Velletri)

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