Ci avviciniamo al termine del racconto sul mio viaggio nel nord della Norvegia, con questo quinto e penultimo articolo per la rubrica “Racconti d’Arti in Viaggio”. Uno dei viaggi più belli della mia vita, sicuramente il più avventuroso, quello nell’Isola di Tromsø, durato tre giorni (e un po’ del quarto) molto intensi, dall’8 all’11 gennaio. Condivido con voi la realizzazione di un sogno: fare una gita in mare aperto accompagnata dalle balene, che amo particolarmente… e non solo. Dopo l’escursione tra i fiordi e quella alla ricerca dell’aurora boreale, vi propongo d’immergervi ancora una volta nelle meraviglie della nordica natura. Buon viaggio!
Giorno 3
In foto: due orche, una femmina e un maschio.
Nella fredda mattinata di sabato 10 gennaio, dopo la colazione, siamo partiti con il gruppo dal porto di Tromsø, vicino all’hotel, imbarcandoci sul traghetto catamarano che ci avrebbe portati in una zona più a nord, seppur sempre nella contea di Troms, in aperto Oceano Atlantico. Obiettivo? La ricerca di balene e orche che solitamente si radunano nelle zone più ricche di aringhe, tra il loro cibo preferito. Con l’augurio di avvistarle, cosa non garantita!
Tra andata e ritorno, abbiamo seguito un percorso della durata totale di circa sei ore, se non di più. Ogni tanto uscivo fuori dalla parte coperta e riscaldata, insieme ad altri coraggiosi, considerato il freddo crescente, nella speranza di avvistare e fotografare quelle creature stupende.
Appostati un po’ a prua, un po’ nelle zone laterali del traghetto, molto presto abbiamo cominciato a vedere le prime orche in gruppi di tre, quattro, “navigare” a diversi metri da noi. Alcune, le più curiose, si avvicinavano.
Poi… ecco la prima balena! Soffiava acqua dal suo doppio sfiatatoio per poi curvarsi in acqua e sfoggiare la sua pinna dorsale, restando a una certa distanza da noi. Rispetto alle orche, le balene sono più timide e più difficilmente si avvicinano o sono avvistate. Avevo le lacrime agli occhi per l’emozione. Ho sempre sentito un profondo feeling con le megattere in particolare e da tempo sognavo di poterle “vivere” da più vicino.
Be’, devo dire che siamo stati molto fortunati perché proseguendo il viaggio, gli avvistamenti sono aumentati: gruppi di orche e un altro paio di balene, sia megattere (humpback) che balene comuni, fino a che abbiamo raggiunto la zona di Skjervøy, un villaggio più a nord. Ci siamo ritrovati aperto oceano, più precisamente nel Mare della Norvegia che è la parte settentrionale dell’Atlantico. Non avevo mai visto tutta quell’immensità di acqua, così potente, scura e intensa. Lì, le balene e le orche si avvicinavano alle barche dei pescatori di aringhe per rubargli il pescato. Le astute!
Giunti lì, faceva ancora più freddo e tirava un po’ di vento. Le mani, unica parte del corpo scoperta per fare video e foto, mi facevano malissimo perché erano cotte dal freddo e avevo perso la sensibilità. Ma ne è valsa la pena.
A differenza di molte foto che si vedono su internet, non siamo riusciti a vedere le orche e le balene fare capovolte e saltare fuori dall’acqua… da come ci è stato detto dalle guide sul traghetto, addette agli avvistamenti, solitamente si vedono solo le pinne, i soffi d’acqua e le code (La privacy è importante!)
Detto questo, per il momento, lascio parlare i video, così vi renderete conto meglio.
Tra le specie di balene più visibili in zona, solitamente si possono incontrare la balena comune (fin whale), che è la più grande e può raggiungere anche 20 metri di lunghezza; la megattera (humpback), fino a 17 metri; il capodoglio, fino a 18 metri. Le femmine sono più grandi dei maschi. Noi abbiamo avvistato le prime due specie.
A differenza di quello che dico nel video sopra, le balene avvistate in quel momento erano sicuramente balene comuni e non humpback, come “esclamato” da me. Quella che segue è invece una mia interpretazione di una balena, tra una megattera e una comune, in ceramica. La famosa Carlotta che la mia parte bambina chiama nella ripresa!
Carlotta, una mia scultura in ceramica di un anno fa.
Ma non è finita qui… Nel viaggio di ritorno, la natura ha voluto ancora stupirci ed essere generosa con noi, che eravamo dentro al caldo, visto che ormai il sole era tramontato da un bel po’ e fuori faceva molto freddo. Credo che nel momento più freddo, avremo toccato i -20° a Skjervøy, dove c’era anche vento e il freddo è più glaciale (di fatti la zona è ancora più vicina al Mare Glaciale Artico ed è 400 km più a nord del Circolo Polare Artico).
Il motivo per cui all’improvviso ci siamo fiondati fuori è stata la voce del capitano del mezzo che ci avvisava di una bellissima aurora boreale in posa per noi!
Ecco, di cosa parlo (sempre con i miei mezzi fotografici limitati, ma con effetti abbastanza naturali, su!)














